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miércoles, 16 de noviembre de 2016

Porta Santa

DESCUBRE DONDE PUEDES ENCONTRAR UNA “PUERTA SANTA” ABIERTA
Se cierran las puertas santas al concluir el año jubilar de la misericordia.  Pero todavía tienes una oportunidad... ¡No la desperdicies!


A través de esta historia te explico donde puedes encontrar la “Puerta Santa”: 
Hace unos meses fuimos en peregrinaje a Ferrara, una ciudad muy bonita y antigua de Italia. Con entusiasmo nos preparamos para atraversar la puerta santa de la catedral.  Mientas esperábamos en la fila hicimos un momento de oración y poco a poco empezamos a entrar.  Yo era uno de los últimos y contemplaba como algunos ponían su mano derecha sobre la grande puerta de madera, casi como deseando “tocar” la misericodia. A cierto punto me doy cuenta de algo inesperado: había una mujer sentada en los escalones de la puerta santa.  Un poco sorprendido por su presencia, la contemplo... es extranjera y tiene la mano abierta pidiendo limosna... y se encuentra justo allí era inevitable darse cuenta que estaba allí.
“¿Qué hago?”- me pregunté a mí mismo... Cuando era mi turno la saludé y dándole la mano me presenté: “Mariano, mucho gusto”. Ella, con un rostro sonriente me respondió: “María”.  Me sentía un poco apresurado por las personas que esperaban en fila y entré en la Iglesia.  Nos sentamos en una capillita a continuar nuestro recorrido: un momento de oración delante de una imagen de la Virgen.  P. Giorgio nos explicaba:  “María nos conduce a Jesús, María nos enseña la misericordia....” Mientras tanto mi pensamiento se concentraba en la mujer mendicante.  Giorgio se refería, justamente a la Madre de Jesús, pero en aquel momento comprendí que esa verdad se podía aplicar a María, la persona que acababa de conocer y pensé: “Los pobres nos conducen a Jesús, los pobres nos enseñan la misericordia.”  La oración terminó y con un poco de prisa fuí a la sacristía junto a otros sacerdotes para prepararnos para la Misa.  Cuando inicia la celebración me doy cuenta que sentada junto a 2 misioneras se encuentra...María.  Los 4 nos miramos y sonreímos. Intuí lo que había sucedido (y al final de la misa me fue confrimado): cuando llegaron delante a la puerta santa, estas 2 misioneras se detuvieron para conocer a María, y luego de haber escuchado su historia, sus preocupaciones, sus sueños, la invitaron a entrar juntas.  Me pregunté: “Desde hace cuanto tiempo estaría sentada allí, esperando, sintiéndose indigna de la misericordia de Dios, sintiéndose emarginada mientras los demás podían entrar?  Cuantas personas pasaron mirando hacia el otro lado para no “verla”?  Tal vez tocaron la puerta con mucha devoción, pero no quisieron “tocar” a María.  También yo me dejé llevar por la prisa y “el qué dirán” de la gente y no tuve el valor de escuchar lo que me decía el corazón: “invítala a entrar contigo.”
Me recordé de la parábola del fariseo y del publicano:
Y dijo también a unos que confiaban en sí como justos, y menospreciaban a los otros, esta parábola: Dos hombres subieron al Templo a orar: el uno fariseo, el otro publicano. El fariseo, en pie, oraba consigo de esta manera: Dios, te doy gracias, que no soy como los otros hombres, ladrones, injustos, adúlteros, ni aun como este publicano; ayuno lo de dos comidas cada sábado, doy diezmos de todo lo que poseo. Mas el publicano estando lejos no quería ni aun alzar los ojos al cielo, sino que hería su pecho, diciendo: Dios, sé propicio a mí, pecador. Os digo que éste descendió a su casa más justificado que el otro; porque cualquiera que se ensalza, será humillado; y el que se humilla, será ensalzado.  (Lucas 18,9-14)
Se cierra la Puerta Santa, pero el corazón misericordioso de Dios permanece siempre con las puertas abiertas, especialmente para los humildes.  Si nos preocupamos demasiado por los ritos que se deben cumplir podemos perder la oportunidad de reconocer a Jesús en medio a nosotros: “cada vez que hicieron algo por mis hermanos más humildes, también lo hicieron por mí”.

Cada vez que encontramos un pobre, encontramos Jesús, qu es el camino y “La Puerta”.  Cada vez que amamos y nos dejamos amar de “un pobre” “atravesamos” la “Puerta Santa”.  ¡No desperdiciemos la oportunidad de abrirnos a su misericordia!



SCOPRI DOVE PUOI TROVARE UNA "PORTA SANTA" DA "ATTRAVERSARE"!
Si chiudono le porte sante per la conclusione dell'anno giubilare della misericordia. Però hai ancora una possibilità...  Non sprecatela!


Alcuni mesi fa siamo andati in pellegrinaggio a Ferrara. Eravamo “gasati” sopratutto per l’opportunità di attraversare la Porta Santa. Mentre facevamo la coda davanti alla cattedrale per poter entrare abbiamo fato un momento di preghiera per prepararci bene a questo momento.  Piano piani le persone iniziano ad entrare. Contemplo con attenzione come alcuni si fermano per toccare la porta con la mano destra.  A certo punto, quando erano già entrate varie persone, io che ero verso la fine, mi rendo conto di qualcosa di inaspettato: seduta sui gradini della porta c’era una donna. Un po’ sorpreso e confuso la contemplo e guardando il volto e la mano tesa capisco che è una straniera che sta chiedendo l’elemosina.  Ma era proprio lì, non si poteva far finta di non vederla. 
“Cosa fare?”- mi sono chiesto.  Quando era il mio turno l’ho salutato, presentandomi e dandole la mano: “Mariano, piacere” lei con un bel sorriso mi rispose “Maria”. Mi sentivo un po’ affrettato da chi era dietro e sono entrato in chiesa.  Ci siamo seduti in una cappella dove c’era una immagine della Madonna per pregare e P. Giorgio spiego:Maria ci porta a Gesù, Maria ci insegna la misericordia... Mentre parlava il mio pensiero era andata alla donna mendicante che avevo conosciuto. Giorgio parlava pensando giustamente a la Madre di Gesù, ma io ho capito che questa frase era vera anche applicandola a quest’altra Maria che avevo appena conosciuto e ho pensato: “I poveri ci portano a Gesù, i poveri ci insegnano la misericordia”. Siamo andati in fretta in sagrestia per prepararci per la santa messa. Quando inizia la celebrazione mi rendo conto che seduta accanto a 2 missionarie c’era... Maria. Tutti 4 ci siamo guardati e abbiamo fatto un bel sorriso.  Ho intuito subito l’accaduto(e dopo mi è stato confermato): le missionarie si sono fermate per parlare con Maria, e dopo aver sentito la sua storia, le sue preoccupazioni, i suoi segni e l’hanno invitato ad attraversare la porta santa insieme a loro. Ho pensato: “Da quanto tempi sarebbe stata seduta lì, in attesa, sentendosi non degna della misericordia di Dio, sentendosi esclusa mentre gli altri, “i pii” potevano entrare?  Quante persone sono passate guardando dall’altra parte, facendo finta di non vederla.  Magari hanno toccato con grande devozione la porta, ma non hanno voluto “toccare” o al meno guardare Maria.  Anche io mi sono lasciato prendere dalla fretta e dell’opinione degli altri e non ho avuto il coraggio di ascoltare quello che mi diceva il cuore: “invitala a entrare con te”.
Mi sono ricordato della parabola del fariseo e il pubblicano:
Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (Luca 18, 9-14)

Si chiude la Porta Santa, ma il cuore misericordioso di Dio rimane sempre con le porte spalancate specialmente per gli umili. Se ci preoccupiamo troppo dal rito da compiere rischiamo di non riconoscere Gesù in mezzo a noi:  «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40).  Ogni volta che troviamo un povero troviamo Gesù, che è il cammino e "La Porta". Ogni volta che amiamo e ci lasciamo amare da "un povero" "attraversiamo" la "Porta Santa". Non sprechiamo l'opportunità di aprirci alla sua misericordia!

lunes, 26 de septiembre de 2016

"Nostalgia de misión"


La maglietta missionaria
(Ricordi della missione: dalla nostalgia alla passione)

In questo tempo abbiamo messo a disposizione un'altra struttura per poter accogliere dei rifugiati.  Ai 10 fratelli africani che stiamo accogliendo da due anni si aggiungono altri quatordici che saranno accompagnati da una cooperativa che gli "accompagnerà". è  così che sono arrivati 14 giovani dall’Eritrea,  sbarcati poche ore prima nelle coste italiane. Prepariamo la casa, gli diamo da mangiare, (leggi la storia). Mentre gli accompagno e gli faccio vedere la casa dove vivranno nei prossimi mesi altri missionari cercano magliette e pantaloni per loro, il primo cambio da consegnare subito così si possono fare la doccia, e domani con più calma gli consegniamo altri abiti.  Mentre distribuisco quello che hanno portato i missionari mi trovo con una grande sorpresa! tra le magliette da consegnare trovo una mia maglietta, e non solo, una maglietta MOLTO cara a me. Era stata un dono della cappella di Cruz della Solidarietà (la cappella dove ho vissuto e lavorato sei anni a Lima), era stata consegnata proprio nella messa di invio e saluto.   Hanno stampato questa maglietta con l’immagine della cappella davanti e i nomi di tutti i gruppi della cappella dietro.
 In quel istante, guardando la maglietta mi sono venuti tanti ricordi in mente.(Ho ricordato i giovani e la loro gioia, gli ammalati e la loro preghiera fiduciosa, le messe celebrate insieme, le attività... mi sono ricordato della cappella e delle persone che con grande fede si recavano a "Cruz" per pregare insieme... Tanti nomi, tanti volti, tanto amore condiviso..)  Ho messo la maglietta da parte vedendo se c’erano abbastanza senza dover consegnare quella.  Alla fine c’erano magliette in più, quindi ciascuno ha ricevuto la propria maglietta e quello che era in più l’ho riportato a casa.  Tornato al centro missionario spiego lo accaduto e quando apro la borsa con gli abiti “avanzati” per fare vedere agli altri la famosa maglietta, non la trovo e ho pensato: "Sicuramente l'ho dimenticato di là, domani mattina andrò a prender.  Il giorno dopo vado alla casa dove stiamo accogliendo i rifugiati e... sorpresa!!  Non trovo nessuno..  sono andati via! (Di fatto tanti dei richiedenti asilo provenienti dalla Eritrea "scappano" subito per continuare il loro viaggio verso altre nazioni.)

E la maglietta? Non l'ho trovata  È stata un’esperienza intensa per me.  In quel famoso istante mi sono sentito diviso davanti al ricordo del passato e l’urgenza del presente. Da una parte quella maglietta era segno dell’amore di un popolo, di ogni persona conosciuta ed amata, di un amore che non volevo tradire, da un'altra lo sguardo in attesa di un giovane che non ha nient’altro che quello che ha addosso, come non condividere? Sento che il Signore mi ha messo davanti la mia vita e mi ha detto:

“Non piangere di nostalgia… quella maglietta, così come tutto quello che hai vissuto nel Perù non è una reliquia da tenere gelosamente per te, per ricordarti come era la missione, ma un tesoro da condividere, un pozzo di acqua di misericordia dal quale attingere ”
Ho capito che amare con tutto il cuore questi nuovi fratelli africani non era un tradimento agli amici peruviani, anzi era una fedeltà profonda e radicale di un amore vero che proprio come segno di veracità è aperto e condiviso.
Ho capito che l’amore, l’affetto e la vicinanza che ho ricevuto da voi  (cari fratelli di Cruz e cari fratelli peruviani) adesso Dio mi invita a condividerlo. C’è un’umanità in cammino affaticata dal lungo e duro viaggio. Un giovane eritreo si ha portato via la maglietta di Cruz nel suo pellegrinaggio. Adesso l’amore della cappella Cruz della Solidarietà riscalda il corpo di un rifugiato in cammino e testimonia l’amore missionario oltre le frontiere.  Chissà dove sarà adesso quel giovane (e quindi anche quella maglietta). Qualcuno di loro voleva andare in Germania, qualcun altro in Inghilterra,… Non so dove si trova adesso, ma sono sicuro che lui non è solo, che oltre Dio, nostro compagno di strada, va accompagnato dal popolo peruviano che attraverso questa “maglietta missionaria” lo sostiene con la loro preghiera e affetto, come ha fatto con me.

*Le foto sono della Messa di saluto nella Cappella di Cruz (20 aprile 2014)

La camisa misionera
(Recuerdos de la misión: de la nostalgia a la pasión)
Hace unas semanas hemos puesto a disposición otra estructura de nuestra comunidad para acoger refugiados.  A los 10 jóvenes que ya estamos recibiendo desde hace 2 años, se añaden otros 14 que serán acogidos por una cooperativa que se encargará de ellos.  Así llegaron 14 jóvenes de Eritrea, que acababan de desembarcar en el sur de Italia luego de atravesar el Mar Mediterráneo.  Preparamos la casa, le damos algo de comer... Mientras les enseño la casa donde vivirán otros misioneros preparan el primer cambio de ropa para darles, así se pueden bañar y descansar hasta el próximo día cuando con más calma le prepararemos otros vestidos.  Cuando les entrego estas prendas de ropa me encuentro con una gran sorpresa, había una camisa mía, y no solo, era una camisa MUY especial para mí.  La gente de la capilla Cruz de la Solidaridad (la capilla donde viví y trabajé seis años en la periferia de Lima), me había regalado esa camisa en la misa de envío y despedida.  Habían “creado” esta camisa para la ocasión: la foto de la capilla adelante y en la parte de atrás todos los nombres de los diferentes grupos pastorales.
En ese momento, mirando la camisa, me vinieron a la mente tantos recuerdos! Puse la camisa a un lado para ver si tenía suficientes para cada uno sin tener que dar la mía. Al final cada uno tenía su camisa y “sobraban” algunas que metí en una bolsa para llevar a la casa.  Cuando regresé al centro misionero, le expliqué lo que me había pasado a los misioneros.  Cuando abro la bolsa no encuentro la camisa y pensé: "Seguramente se me quedo allá, mañana por la mañana la busco con calma.”
El día después voy a la casa donde están acogiendo los refugiados y... sorpresa..! No veo a nadie... ¡Todos han escapado! (De hecho hay muchos refugiados, sobre todo los que vienen de Eritrea y Siria que no desean permanecer en Italia y normalmente “abandonan” los centros de acogida para continuar su viaje hacia otras naciones europeas.) ¿Y la camisa??... No apareció por ninguna parte. Todo esto fue una experiencia muy intensa para mí. En ese famoso “instante” (cuando tenía que decidir si desprenderme de mi camisa o no)  me sentí dividido ante el recuerdo del pasado y la urgencia del presente.  De una parte, esa camisa era signo del amor de un pueblo, de cada persona conocida y amada, de un amor que no quería traicionar, de otra parte la mirada penetrante de un joven eritreo que no tenía absolutamente nada, solo la ropa que tenía puesta! ¿Como no compartir?! Siento que el Señor me ha puesto delante de mí mi vida y me ha dicho con fuerza:  “No llores de nostalgia... esa camisa, así como todo lo que has vivido en el Perú no es una reliquia para “atesorar” escondiéndola con celos para recordarte como era la misión. Esa camisa y la experiencia vivida son un tesoro para compartir, como un pozo de agua fresca de misericordia del cual se puede beber. (Un pozo de agua no existe para sí mismo, sino para dar de beber, sino da de beber no tiene sentido su existencia.)
He comprendido que amar con todo el corazón estos nuevos hermanos africanos no es una “traición” a los amigos peruanos, todo lo contrario, es una fidelidad profunda y radical de un amor verdadero que justo como signo de veracidad es abierto y compartido.

Queridos hermanos de Cruz, y queridos hermanos peruanos, he comprendido que el amor, el afecto y la cercanía que he recibido de ustedes, ahora Dios me invita a compartirlo. Hay una humanidad en camino con sed por un largo y duro viaje.  Un joven eritreo se ha llevado la camisa de Cruz en su peregrinaje.  Ahora el amor de la capilla de Cruz de la Solidaridad cubre y da calor al cuerpo de un refugiado en camino y es testimonio del amor misionero más allá de las fronteras.  ¿Quién sabe dónde estará ahora ese joven Eritreo (y la famosa camisa)? Algunos de ellos querían ir a Alemania, otros a Inglaterra...  No se donde se encuentra, pero estoy seguro que no está solo, junto a él está Dios, nuestro compañero fiel de camino, pero también va acompañado del pueblo peruano que a través de esta “camisa misionera” lo sostiene con sus oraciones y su afecto, como lo ha hecho conmigo.



PD. Las fotos son de la misa de saludo en la capilla de Cruz, con la “camisa misionera”. Domingo 20 de abril de 2014.

domingo, 11 de septiembre de 2016

9/11


Han pasado 15 años... ¿Qué hemos aprendido?
15 years have passed... What have we learned?
Sono passati 15 anni... Cosa abbiamo imparato?

11 de septiembre de 2001... 
Era un martes como cualquier otro.  Me recuerdo que estaba en la clase de ética en el Colegio de Mayagüez, de repente alguien abre la puerta del salón y dice que un avión se ha estrellado contra una de las torres gemelas de Nueva York.  Todos quedamos un poco incrédulos... “¿será verdad? ¿Un accidente?...” Concluimos los últimos minutos de la clase y fuimos al Centro de Estudiantes donde había un televisor para informarnos mejor.  Un segundo avión... y comprendimos que no era un accidente.  Vimos las torres caer... y las imágenes de las personas tratando de alejarse de la inmensa nube de polvo y destrucción.  Tanto dolor era inimaginable... 
Los Estados Unidos y sus aliados deciden iniciar una “guerra al terror” (“War on Terror”) atacando a los grupos terroristas y a los gobiernos que los sostienen.

Han pasado 15 años... ¿nos sentimos más seguros? ¿hay menos terror en el mundo?

Hoy al recordar este trágico evento rezo por las 2,996 víctimas del 11 de septiembre de 2001. *
Hoy rezo también por los más de 31,000 civiles afganos que han muerto desde que empezó la guerra en Afganistán (2001). **
Elevo una plegaria por las víctimas (22,100 civiles) desde que los Estados Unidos inicieron una campaña de ataques con drones en el norte de Pakistan. ***
Recuerdo en mi oración los 165,000 civiles del Irak que han muerto por la violencia desde el inicio de la invasión de los Estados Unidos en el 2003. ****
Rezo por cada difunto de cada nación del mundo. Rezo por los familiares que lloran sus seres queridos...

¿Aún pensamos que a través de la violencia, de guerras que causan miles de muertes, venceremos? ¿Qué estamos ganando...? Estamos sembrando odio... ¿qué piensas que cosecharemos?
Y entonces... ¿qué podemos hacer?

Hace unos días leí esta reflexión que pienso aplica también al tema de la “lucha contra el terror”.
El sufí Bayazid dice acerca de sí mismo:«De joven yo era un revolucionario y mi oración consistía en decir a Dios: ‘Señor, dame fuerzas para cambiar el mundo‘.

»A medida que fui haciéndome adulto y caí en la cuenta de que me había pasado media vida sin haber logrado cambiar a una sola alma, transformé mi oración y comencé a decir: ‘Señor, dame la gracia de transformar a cuantos entran en contacto conmigo. Aunque sólo sea a mi familia y a mis amigos. Con eso me doy por satisfecho‘.

»Ahora, que soy un viejo y tengo los días contados, he empezado a comprender lo estúpido que yo he sido. Mi única oración es la siguiente: ‘Señor, dame la gracia de cambiarme a mí mismo‘.

»Si yo hubiera orado de este modo desde el principio, no habría malgastado mi vida.»

- Todo el mundo piensa en cambiar a la humanidad. Casi nadie piensa en cambiarse a sí mismo.*****

Finalmente comparto esta reflexión muy personal, es algo que me digo a mí mismo para ayudarme a cambiar:
“Es natural experimentar miedo delante de un extranjero, de alguien que habla otro idioma o que profesa otra religión.  Pero eso miedo no es causado por él.   El terror nace dentro de ti porque tienes miedo de ti mismo, de la violencia que te habita, de de las incongruencias de tu vida. Tienes miedo porque no te conoces, eres un extranjero para ti mismo.  El terror no se vence al externo, lanzando bombas a los demás, gritando o mostrándote más fuerte... el terror se vence  dentro de ti, aprendiendo a aceptarte así como eres y comprendiendo que los demás no son tus enemigos, ni tus rivales.  La lucha contra “el mal” no se vence al externo, sino que se vence dentro de ti, conociéndote en el silencio y en la oración, aprendiendo a reconciliarte contigo mismo y con tus contradicciones e iniciando el peregrinaje interior que acomuna a todos los humanos.  Cuando inicias a caminar te das cuenta que no estás solo y esos  “extranjeros” que están a tu lado se convierten en amigos y compañeros de camino.”   
¡Buen camino!


September 11 2001... 
It was a Tuesday like every other Tuesday. I remember that I was in ethics class in the University of Mayagüez, suddenly someone opens the door and starts saying that an airplane has crashed into the Twin Towers in NY.  We were all in disbelief... “Is it true?...  An accident?” We finished the lasts minutes of class and then we went to see the tv in the student center.  When we arrived we saw that there was a second airplane... and we understood that it was no accident.  We saw the towers fall... and the images of the people trying to run away from all the debris that where falling.  So much pain... it was unimaginable.
The US and its allies decided to start a “War on Terror”, attacking the terrorists groups and the governments that helped them. 

15 years have passed... Do we feel safer? Is there less terror in the world?

Today, remembering this tragic event, I pray for the 2,996 victims of 9/11..*
But I also pray for the more than 31,000 Afghani civilians that have been killed since the war in Afghanistan started (2001)**
I raise a plea for the victims (22,100 civilians) since the US started a campaign of attacks with drones in the North of Pakistan. ***
I remember in my prayer the 165,000 Iraqi civilians that have died because of the violence since the start of the US invasion in 2003.****
I pray for each human being of every nation. I pray for all the families that have lost love ones. 

Do we still think that through violence, through wars that cause thousands of lives, we will win?  What exactly are we “winning”? We are planting hate. What do we think we will harvest?
So then... what can we do?

Some days ago a read this reflection. I think it shines light in the “war against terror”.
“The Sufi Bayazid says this about himself:

I was a revolutionary when I was young and all my prayer to God was
"Lord give me the energy to change the world."

"As I approached middle age and realized
that half my life was gone without my
changing a single soul, I changed my
prayer to "Lord, give me the grace to
change all those who come in contact
with me. Just my family and friends,
and I shall be satisfied."
"Now that I am an old man and my days
are numbered, my only prayer
is, "Lord, give me the grace to change
myself. "If I had prayed for this right
from the start I would not have wasted
my life.”
*******

I conclude this blog by sharing a very personal reflection, it is something that I say to myself to help me change:
“It’s natural to experience fear in front of a foreigner, of someone who speaks another language or that professes a different religion.  But that fear is not caused by that person.  Terror is born inside of you, because you are afraid of yourself, you are afraid of the violence that is within you, of the incongruences of your life. You are afraid because you don’t know yourself, you are a stranger to yourself.  You can’t defeat terror “outside” by throwing bombs at others, or shouting, or showing that you are stronger... you beat terror inside of yourself, learning to accept yourself just like you are and understanding that the others are not your enemies or your rivals. The “war” against “evil” is not fought “outside”, it is fought and won inside of you, knowing yourself in silence and prayer, learning to reconcile with yourself and your contradictions and starting a interior pilgrimage that unites all human beings.  When you start walking you realize that you are not alone, and that those “strangers” that are beside you start becoming friends and companions in the journey of life.”
Nice journey!

11 settembre 2001
Mi ricordo ancora dove ero..., nella lezione di etica nell'università, quando una giovane apre la porta e impaurita dice che un aereo aveva colpito una delle Torre Gemelle a NY.  Si crea un clima di confusione e dopo alcuni minuti cerchiamo una TV nel centro di studenti.  Quando colpisce il secondo aereo capiamo che non è un accidente.  Le immagini di distruzione e di morte sono ancora nella memoria.  Tanto dolore...
Gli Stati Uniti e gli alleati scelgono di iniziare una guerra contro il terrore (“War on Terror”), attaccando i gruppi terroristi e i governi che gli sostengono.

Sono passati 15 anni... ci sentiamo più sicuri? C’è meno terrore nel mondo?

Oggi nel ricordare questo tragico evento, prego per le 2.996 vittime dell’11 settembre 2001. *
Ma oggi prego anche per le più di 31.000 civili afgani uscissi da quando è iniziata la guerra in Afganistan (2001)**
Innalzo una preghiera per le vittime (22.100 civile) da quando gli EEUU iniziarono la campagna di attacchi con droni nel nord del Pakistan. (e gli oltre 1.4 milioni di rifugiati e sfollati soltanto di quella nazione!)***
Ricordo nella preghiera i 165.000 civili del Iraq che sono morti per la violenza dall’inizio dell’invasione degli Stati Uniti nel 2003. ****
Prego per ogni defunto di tutte le nazione. Prego per le loro famiglie, per coloro che soffrono...

Ancora pensiamo che attraverso la violenza, di guerre che causano miglia di morti, vinceremo? Cosa stiamo “vincendo”...?  Stiamo seminando odio... cosa pensi che raccoglieremo?
E quindi... cosa possiamo fare?

Alcuni giorni fa ho letto questa riflessione che penso ci possa illuminare anche quando parliamo sulla guerra contro il terrore.
Dice Bayazid: “Quand'ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere erano: "Signore, dammi la forza di cambiare il mondo!". Verso la mezza età, modificai la mia preghiera: "Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che vengono in contatto con me. Anche solo la mia famiglia e i miei amici e sarò contento". Ora, avanti negli anni, costatando che la vita passa senza poter cambiare nulla, prego: "Signore, fa' che cambi me stesso!". Avessi sempre e soltanto pregato così! Se avessi sempre pregato così, avrei cambiato il mondo.”******


Finalmente condivido questa riflessione molto personale, è qualcosa che dico me stesso per aiutarmi a cambiare:
“è naturale esperimentare paura davanti a uno straniero, a qualcuno che parla un altra lingua o professa un altra religione.  Ma quella paura non è causata da lui.  Il terrore nasce dentro di te perché hai paura di te stesso, della violenza che ti abita, delle incongruenze della tua vita.  Hai paura perché non ti conosci, sei uno straniero per te stesso. Il terrore non si vince nell’esteriore, lanciando bombe agli altri, gridando o mostrandoti più forte... il terrore si vince dentro di te, imparando ad accettarti così come sei e comprendendo che gli altri non sono i tuoi nemici ne i tuoi rivali. La lotta contro “il male” non si vince “fuori”, si vince dentro di te, conoscendoti nel silenzio e nella preghiera, imparando a riconciliarti con te stesso y con le tue contraddizioni, e iniziando un pellegrinaggio interiore che accomuna a tutti gli essere umani.  Quando inizi a camminare ti rendi conto che non sei da solo e che quelli “stranieri” che sono al tuo fianco si convertono in amici e in compagni di cammino.”
Buona strada!


** “About 104,000 people have been killed in the Afghanistan war since 2001. More than 31,000 of those killed have been civilians. An additional 41,000 civilians have been injured since 2001”. http://watson.brown.edu/costsofwar/costs/human/civilians/afghan
*** Over 61,000 Pakistanis – combatants and non-combatants – have been killed since 2001. Of these, about 22,100 are civilians. Over 40,000 civilians have been wounded. There are about 1.4 million refugees or internally displaced Pakistanis. The US began its semi-covert campaign of drone strikes in 2004 to kill Al Qaeda and Taliban forces based in Northern Pakistan. The strikes are obscured by secrecy and are of questionable legality. There is also a debate about who and how many have been killed in the strikes. http://watson.brown.edu/costsofwar/costs/human/civilians/pakistani
**** There have been approximately 165,000 Iraqi civilians killed by direct violence since the US invasion. http://watson.brown.edu/costsofwar/costs/human/civilians/iraqi
***** Tomado del libro El canto del pájaro, del místico y sacerdote católico Anthony de Mello (1931-1987).  https://todofluye.wordpress.com/2007/04/25/cambiar-yo-para-que-cambie-el-mundo/

lunes, 5 de septiembre de 2016

La gioia del servizio - La alegría del servicio



Giusto un mese fa abbiamo vissuto la "Route di Servizio" con gli scout di Padova e Genova che con grande disponibilità si sono "intrecciati" ai rifugiati e ai missionari in una esperienza di fratellanza universale.  Quella settimana è stata caratterizzata da molto lavoro: raccolta di alimenti per inviare nella nostra missione nel Perù, cucina, pulizia, spostare dei mobili, lavoro nel giardino... C'era molto caldo ma i sorrisi non sono mai venuti meno, basta vedere le foto di questa Route.   Una scout ci ha ricordato le parole di un grande filosofo:  “Sognai, e vidi che la vita è gioia; mi destai, e vidi che la vita è servizio. Servii, e vidi che nel servire c’è gioia”. – Rabindranath Tagore (1891 – 1941)
Così ho chiesto ad altri scout, cosa è il servizio per te?  E mi risposero:
"Servire è…
- dare senza aspettarsi nulla in cambio, ma ricevendo sempre più di quanto si è dato
-guardare le situazioni da un differente punto di vista per raggiungere maggior consapevolezza del mondo che ci circonda
- andare oltre le apparenze senza ascoltare i giudizi degli altri
- essere tutti uguali nelle proprie differenze: le differenze non devono essere delle barriere ma uno stimolo per conoscersi e conoscere nuove realtà.
- mettersi alla pari degli altri senza considerarli “inferiori”, ma semplicemente persone che stanno affrontando delle difficoltà"

Ieri mentre guardavo il film della vita di Madre Teresa sono rimasto colpito della grinta di questa grande donna e del suo servizio instancabile. Il suo amore per i più poveri dei poveri l'ha spinta a lasciare tutto e a donarsi con immensa gratuità. Ho pensato: "Che vita bella!!"  

Ma come riusciva questa suora albanese ad andare avanti? 
Lei stessa ci spiega da dove vengono le forze del suo amare costante: 
“Dove è Dio, lì vi è amore. E dove è amore, vi è sempre servizio.” 


Ho ricordato ai cari giovani del Padova 5 e del Genova 55; ho ricordato i loro sorrisi mentre aiutavano, i loro cuori pieni di amore, la loro integrazione con i rifugiati ... e ho pensato...magari qualcuno di loro neanche si rende conto ... ma nel suo servizio c'è Dio. 
Eh sì caro giovane, quel Dio che tante volte cerchi e che sembra che non possa esistere in un mondo con tanta ingiustizia e male è vivo nel più profondo del tuo cuore.  Lui vuole amare il mondo attraverso di te.. Lui ti ha creato per amore. Tu sei un dono, tu sei prezioso ai Suoi occhi.  Lui ti ha creato per amare.  Lui utilizza le tue mani come strumento di misericordia.  Il tuo sorriso è il grido di Dio che dice ad ogni persona: "TI AMO". La tua vita è un dono per metterlo al servizio degli altri. La vita è una sola, non sprecarla! 
Non avere paura di fare silenzio per trovare te stesso, per trovare Dio dentro di te.


(Madre Teresa)

Buona strada! 
Ti auguro una vita bella nel servire e nel amare!  (Guarda il video della Route!)


La alegría del servicio

Hace un mes vivimos una bella experiencia con los escuchas (scouts) de 2 ciudades (Padua y Genova). Se donaron con alegría en todo tipo de servicio.  Me trajeron tantos recuerdos de aquellos años en la 790! Cuántas actividades, cuántos campamentos.... Tantos amigos que llevo en el corazón y tantas enseñanzas para la vida...

Anoche, mientras veía la película de la vida de Madre Teresa, me quedé una vez más admirado por la energía increíble de esta mujer, por su generosidad extrema, su cercanía y ternura, y pensé: "Qué vida más hermosa".  

Y me recuerdo a mí mismo y a ti que lees este blog...la vida es un don de Dios. El te ha creado porque te ama, tu eres precioso ante Sus ojos. No tengas miedo de encontrarLo en lo profundo de tu corazón, atrévete a dejarte amar por El y así encontrarás el sentido de tu vida amando y sirviendo a los demás. 


"El fruto del silencio es la oración. 
El fruto de la oración es la fe. 
El fruto de la fe es el amor. 
El fruto del amor es el servicio. 
Y el fruto del servicio es la paz"

— Madre Teresa de Calcuta

Si todavía no estás convencido que en el servir a los demás encuentras la verdadera alegría, mira las fotos de los jóvenes escuchas y contempla sus sonrisas. ¡Mira el video!

¡Buen camino!
¡Te deseo una vida hermosa en el servicio y en el amor!   

martes, 16 de agosto de 2016

Walking for Peace





Camminando per la Pace
Un gesto semplice ma profondo che ha riacceso in me la speranza di un mondo nuovo nell'unità.  "Insieme": scout di Genova e Padova, giovani di diverse nazioni e missionari abbiamo camminato per la pace. L'obiettivo non era fare tanti chilometri, ma fare il pellegrinaggio interiore verso la pace con se stesso e l'impegno per costruire legami veri e profondi con gli altri non ostante la diversità. Anzi, è stata proprio la bellezza della diversità tra di noi (cristiani e musulmani di 9 nazione diverse) il luogo della presenza di Dio che sogna una umanità unità.  Magari nessun giornale condividerà questa iniziativa ma noi ci crediamo e continueremo a camminare per la pace e a costruire ponti di fratellanza universale.  Di fato un momento molto significativo è stato quando siamo arrivati al ponte di Boccasette, lì in un momento di preghiera ci abbiamo stretto le mani e abbiamo fatto un ponte umano con il desiderio di abbattere i muri degli pregiudizi, dell'odio, della violenza. E così presi dalle mani, stranieri e italiani, rifugiati e scout, fratelli tutti, abbiamo attraversato il ponte, abbiamo vinto l'acqua dell'indifferenza e siamo arrivati alla Chiesa di Boccasette dove abbiamo celebrato la Messa per la Pace.  Dopo la colazione siamo andati in spiaggia per celebrare la nostra amicizia e anche lì in mezzo a tantissima gente essere un segno di come l'accoglienza del diverso non è una minaccia ma una ricchezza. 





Caminando por la Paz


Un gesto simple pero profundo que ha enardecido en mi corazón la esperanza de un mundo nuevo en la unidad. "Juntos": scout de Padua, Genova, jóvenes de diferentes naciones y misioneros hemos caminado por la paz. El objetivo no era la cantidad de kilómetros sino la calidad del peregrinaje interior hacia la paz y el compromiso de construir relaciones verdaderas y profundas con los demás, non obstante la diversidad. De hecho, ha sido justo la belleza de la diversidad entre nosotros (cristianos y musulmanes de 9 naciones diferentes) el lugar de la presencia de Dios que sueña una humanidad unida.  Tal vez ningùn periódico compartirá esta iniciativa, pero nosotros seguimos creyendo y continuaremos a caminar por la paz y a construir puentes de fraternidad universal.  De hecho, un momento muy significativo ha sido cuando llegamos al puente del pueblo de Boccasette, allí en un momento de oración nos hemos tomado de la mano y hemos construido un puente humano con el deseo de derrumbar los muros del prejuicio, el odio y la violencia.  Y así, tomados de la mano: italianos y extranjeros, scouts y refugiados, hermanos todos, hemos atraversado el puente, hemos ido más allá del agua de la indiferencia y hemos llegado a la Iglesia de Boccasette donde hemos celebrado la Misa por la Paz. Después del desayuno hemos ido a la playa para celebrar nuestra amistad y allí en medio a tantas personas hemos sido un signo de como la acogida del extranjero no es un peligro si no una riqueza.


Mira todas las fotos.







jueves, 7 de julio de 2016

Ramadan


Pranzo in "famiglia"

Ieri ho vissuto un profondo incontro con i nostri fratelli musulmani che ci hanno invitato a casa loro per il pranzo di festa per la conclusione del mese di Ramadan.
Riso, "sauce" e carne di agnello...., e "aranciata" per fare festa è stato il menù.  Con bei sorrisi servono il riso per ciascuno, hanno preparato in abbondanza, dopo la salsa speciale (un po' piccante per me, ma molto buona), e finalmenete l'agnello che si vedeva preparato con attenzione.

Pochi minuti dopo si sente una voce che viene dalla porta:
"Salam Aleikum" e attorno a me sento rispondere al unisono "Aleikum Salam".  (Questo è il saluto tipico dei musulmani quando entrano in una casa: "La pace sia con te"... "con te sia la pace", è la risposta). È uno dei giovani rifugiati musulmani accolti in un altro centro che è venuto per celebrare con noi. Un giovane ivoriano che stava per iniziare a mangiare letteralmente si toglie il piatto da davanti e lo da a questo fratello nigeriano appena arrivato.

Continua il pranzo e mi commuovo ancora una volta vedendo come i rifugiati cristiani si univano alla gioia dei loro compagni musulmani.  è difficile spiegare in parole la sensazione, di vivere qualcosa di quotidiano ma cogliere che c'è dietro una profondità di senso.

Eravamo in 17, di sette nazione diverse, cristiani e  musulmani... un solo tavolo: Accoglienza, fraternità, gioia, essere famiglia insieme...  Questo pranzo non farà notizia, ma quello che abbiamo vissuto insieme è un piccolo segno di fraternità universale.

Ad ogni fratello musulmano faccio gli auguri di buona festa con il desiderio che questo mese di preghiera e digiuno per incontrarsi con il Dio Clemente e Misericordioso sia fortezza e luce per ogni giorno dell'anno.




Almuerzo en Familia

Ayer he vivido un profundo encuentro con nuestros hermanos musulmanes que nos han invitado a su casa para el almuerzo de fiesta por la conclusión del mes de Ramadan.
Arroz, salsa y carne de cordero... y refresco con sabor a china (tipo fanta) que es su favorito. Estaban muy contentos y con una sonrisa de oreja a oreja sirvieron el arroz a cada uno, luego la salsa y finalmente la carne, un plato muy abundante y generoso.
Algunos minutos después se escucha una voz que viene de la puerta: "Salam Aleikum" y de mi alrededor se escucha la respuesta al unísono: "Aleikum Salam".  (Es el saludo típico de los musulmanes cuando entran a una casa: "La paz sea contigo"... "contigo sea la paz". Era uno de los jóvenes refugiados de Nigeria que venía de otro centro de acogida para celebrar junto a nosotros. Un joven de la Costa de Marfil, literalmente se quita el bocado de la boca y le da su plato al nuevo huesped.
El almuerzo continúa y me conmuevo viendo como los refugiados cristiano se unían al gozo de sus compañeros musulmanes.  Es difícil explicar en palabras la sensación de vivir algo cotidiano pero darte cuenta al mismo tiempo que estás viviendo una cosa importante y con gran significado.

17 personas de 7 naciones diversas, cristanos y musulmanes... una sola mesa: Acogida, fraternidad, gozo, ser familia juntos... Este almuerzo no aparecerá en los periódicos, pero lo que hemos vivido es un pequeño signo de fraternidad universal.
A cada hermano musulmán les felicito, deseándoles una buena fiesta de conclusión de Ramadán. Qué este mes de oración y ayuno para encontrarse con el Dios Clemente y Misericordioso sea fortaleza y luz para cada día del año.

jueves, 26 de mayo de 2016

50. Ojos - Occhi - Eyes

“Gli occhi sono lo specchio dell'anima”


Così dice un vecchio proverbio che ci sarebbe molto utile davanti alle scelte che stiamo affrontando: aprire o chiudere le frontiere, accogliere o respingere, incontrare o marginare.  Queste scelte a livello nazionale li dobbiamo affrontare anche ciascuno di noi, ormai la presenza di stranieri non è una possibilità è una realtà ed è importante che io mi chieda con quale atteggiamento voglio vivere.  Voglio costruire “muri” che mi dividono da coloro che sono stranieri, diversi: per il colore della pelle, la religione, la nazione di origine.. ? o voglio costruire “ponti” guardando negli occhi per trovare un “anima” come la mia, con la stessa dignità.
Amnesty Poland ha fatto un piccolo “esperimento” per vedere se il vecchio proverbio è vero.  Loro hanno invitato rifugiati ed europei a sedersi gli uni davanti agli altri, guardandosi negli occhi per 4 minuti.  Questo video ci svela cosa è accaduto dopo.



Tanti vogliono dire la sua sui rifugiati, ma prima di giudicare ti invitiamo a guardare, conoscere, dialogare…
Solo quando ti siedi di fronte a una persona e la guardi negli occhi, non vedi più un rifugiato anonimo, uno dei migranti, ma vedi la persona, l'essere umano davanti a te, proprio come te - che ama, sogna, soffre...
Se anche tu vuoi #GuardareOltreiConfini contattaci.


“Los ojos son el espejo del alma” …


Así dice un viejo proverbio que si escucharamos hoy nos ayudaría mucho.  En un contexto en el cual cada vez más se quiere crear muros que dividen a aquel que es diferente de mí: por su nación, color de piel, religión… si guardamos con profundidad encontraremos un “alma” como la mía, con la misma dignidad.
Amnesty Poland ha hecho un pequeño “esperimento” para ver si el conocido proverbio es verdad. Ellos han invitado a refugiados y europeos a sentarse uno delante del otro, mirándose en los ojos durante 4 minutos. En este video comparten la profunda experiencia de encuentro.
Antes de juzgar a un desconocido, a un extranjero, a uno diferente de ti te invito a observar, conocer, dialogar… Solamente cuando te sientas delante de una persona y la miras en los ojos esta dejará de ser un número, un anónimo y comprenderás que es una persona, un ser humano como tú y yo– que ama, sueña, sufre…

#MasAlladelasFronteras


“The eyes are the mirror of the soul”…

Says an old proverb that would be very important to remember in a time when so many people are judged not “by the content of their character” but “by the color of the skin” by the religion he professes, from what makes him different or unique. If we would only look closer we would find a “soul” like mine, with the same dignity.
Amnesty Poland has made a small “experiment”, to see if the old proverb was right. They invited refugees and Europeans to sit in front of each other looking at each for four minutes.  In this video they share the profound encounters that where lived.
It’s easy to judge migrants or people that are different from us, but before judging I invite you to observe, get to know, speak to… Only when you seat in from of someone and look him in the eyes you will stop seeing a number and start seeing a person, a human being like you and me – who loves, dreams and suffers.

#LookBeyondBorders