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sábado, 6 de septiembre de 2014

12. "Tomorrow is Sunday"

“Mañana es domingo”

Entre las decenas de personas que en estos meses hemos acogido en nuestra comunidad porque habían llegado a las costas de Italia como refugiados, estuvieron con nosotros 7 jóvenes de Eritrea (África): dos eran musulmanas (cf. blog 8) y cinco eran cristianas ortodoxas.  Un sábado estábamos hablando estas últimas, cuando una, a nombre de todas, toma la palabra.  Con firmeza, como quien expresa un deseo profundo que realizará sí o sí, nos dice: “Tomorrow is Sunday, we want to go to mass to thank God” (que quiere decir “mañana es domingo, queremos ir a la Misa para dar gracias a Dios”.) Mira a sus compañeras y todas mueven sus cabezas como para afirmar lo que su amiga acaba de decir.

Me quedé impactado por la convicción de estas jóvenes y su claro deseo de ir a Misa a dar gracias a Dios.  Entonces nos pusimos  de acuerdo con ellas con respecto al domingo. 
Así el domingo por la mañana llegaron todas contentas a nuestra Comunidad Misionera para celebrar la Misa.  Dos de ellas, las más extrovertidas abren el camino y con una sonrisa saludan a todos diciendo “hi” (que quiere decir “hola”).  Le entrego a cada una un papel donde había impreso las lecturas del día en inglés para que  pudieran entender.  Sus ojos se clavan inmóviles sobre esta hoja e inmediatamente comienzan a leer las lecturas.  Trato de explicarles que no tienen que hacerlo en ese instante, pero igual continúan.  Se “devoran” las palabras con su mirada, como quien come desesperadamente luego de días sin probar alimento.  Me recordé del profeta Jeremías que decía que cuando encontraba la palabra de Dios,  se la devoraba (Jer. 15,16).

Aun si las jóvenes ellas no entendían italiano, desde el comienzo de la Misa, sus rostros expresaban la alegría de estar allí y sus ojos estaban bien abiertos como quien no se quiere perder ni un instante de lo que está viviendo.  Desde el presbiterio las miraba y contemplaba como participaban “activamente” en la celebración.  Luego de la comunión cantamos “toda lengua proclame que Jesús es Señor” (Filipenses 2)-  Me he quedado maravillado de  como esas palabras se hacían realidad.  Personas de diferentes lugares e idiomas estábamos rezando juntos: las eritreas hablan en su idioma original de tigrina y algunas de ellas inglés, las señoras del pueblito de Villaregia hablan el dialecto Veneto (un dialecto de esa parte de Italia) y también estaban presentes diversos misioneros de Brasil, Costa de Marfil (África), Puerto Rico, Perú e Italia.  Me parecía saborear un signo del Reino, un pedacito de lo que viviremos en el cielo donde hermanos de toda lengua y color proclamarán unidos alabando a Dios. 

Gracias Señor por el entusiasmo de estas jóvenes de participar en la Misa para darte gracias.  Ayúdanos a tener un corazón agradecido y a detenernos de la rutina de la vida para estar contigo, “devorar” tu Palabra y dar gracias.

Mañana es domingo... y tú, ¿cómo lo quieres vivir? 



"Domani è Domenica"


Tra le decine di persone che in questi mesi sono passate per la nostra comunità perché erano approdate in Italia come profughi, ci sono state anche sette ragazze eritree: due erano musulmane (cf. blog 8) e cinque erano cristiane ortodosse. Un sabato stavamo parlando con queste ultime e, ad un certo punto, una di loro prende la parola a nome di tutte. Con fermezza, come chi esprime un desiderio profondo che realizzerà nonostante le difficoltà, ci dice: “Tomorrow is Sunday, we want to go to Mass to thank God.” (Domani è domenica, noi vogliamo andare a Messa per ringraziare Dio.) Lei guarda le sue compagnie, e loro muovono le teste come per affermare quello che la sua amica aveva appena detto.
Sono rimasto colpito per la convinzione di queste ragazze e la chiarezza di queste cinque giovani. Cosi ci mettiamo d'accordo con loro perché possano partecipare alle Messa della comunità, insieme agli altri missionari e ad alcune signore che abitano nei pressi della nostra casa.
Domenica mattina arrivano tutte contente in Comunità per partecipare alla Messa. Due di loro, le più estroverse, aprono il cammino e con il loro sorriso salutano tutti dicendo “hi” (ciao).  Consegno a ciascuna un foglio dove avevo stampato le letture del giorno in inglese così loro potevano accompagnare quanto sarebbe stato letto in italiano durante la Celebrazione. Subito, i loro occhi hanno iniziato a fissare il foglio e a leggere le letture. Un po' stupito, provo a spiegare loro che non è necessario leggere adesso, ma le cinque ragazze continuano nella lettura. Ho avuto come l'impressione che “divorassero” le parole con lo sguardo, come chi mangia disperatamente, dopo vari giorni senza mangiare. Mi hanno ricordato il brano del profeta Geremia che diceva che quando trovava la Parola di Dio la divorava (Ger 15,16).
Anche se le ragazze non capivano l'italiano, fin dall'inizio della Messa i loro volti esprimevano la gioia di essere lì e i loro occhi erano spalancati, quasi che non volessero perdere un solo istante di ciò che stavano vivendo. Da parte mia, ogni tanto le guardavo e contemplavo come partecipavano “attivamente” nella celebrazione. Dopo la comunione abbiamo cantato che riprende il secondo capitolo della lettera ai Filippesi: “ogni lingua proclami che Gesù è Signore”. Sono rimasto stupito di come queste parole stavano diventando realtà perché, anche se venivamo da diverse nazioni e parlavamo lingue differenti, stavamo pregando insieme: le eritree parlavano tigriña o inglese, le signore del paesino di Villaregia parlavano in dialetto veneto ed erano presente missionari dal Brasile, dalla Costa d'Avorio, dal Porto Rico, dal Perù e dall'Italia. Mi sembrava di pregustare un segno del Regno di Dio, un pezzettino di quello che vivremo nel cielo dove fratelli di ogni lingua e colore proclameranno uniti la lode di Dio.

Grazie, Signore, per l'entusiasmo di queste ragazze nel partecipare alla Messa.
Donaci un cuore che ti sa ringraziare e aiutaci a fermarci della routine quotidiana della vita per stare con Te, “divorare” la tua Parola e dirti grazie per i tuoi doni.


Domani è Domenica... e tu come la vuoi vivere?