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domingo, 14 de diciembre de 2014

24. "Niños soldados"

(sotto è in italiano? - scroll down for english translation) 
En esta época los niños sueñan entusiasmados con los juguetes de Navidad.  Lamentablemente otros niños tienen pesadillas porque son obligados a ser soldados.  La historia de estos jóvenes eritreos nos ayuda a comprender una de las causas de la migración:

Nuestro amigo Mohammed continúa a construir amistad con nuestros jóvenes.  Mientras tanto llegan otros refugiados que han desenbarcado hace unas horas en la isla italiana de Lampedusa.  Esta vez acogemos a una familia siriana y a algunos jóvenes de Eritrea.  La familia siria ha escapado de la guerra y ha llegado a Europa para salvar la vida de cada uno, especialmente de los pequeños.

Los tres eritreos, por su parte, son jovencitos.  “Efren” y “Filemon” han declarado que tienen 18 años, pero se nota inmediatamente que son menores, se ve en sus rostros.  Tienen mucha alegría y cuando vieron una pelota de volibol empezaron a jugar entusiasmados.  Su modo de saludarse es muy simpático: se aprietan la mano derecha, mientras la izquierda la apoyan sobre la espalda del compañero y “chocan” los hombros 3 veces. 

Efren llama a su tío, Frezgie, que vive en Milán y él viene a visitar a su sobrino para asegurarse que esté bien.  Recojo al tío en la estación del tren de Rovigo y en el camino hacia Villaregia me cuenta su historia.

Él tiene 30 años y se encuentra en Italia desde hace cinco.  La situación en Eritrea, era y es muy dura.  Luego de la declaración de independencia (1993) el gobierno, intentando mantener el orden en el país ha iniciado una fuerte represión.  (link) También Frezgie ha sufrido por este autoritarismo.  Cuando todavía estaba en su tierra de origen le habían forzado a entrar en las fuerzas armadas.  Después de dos meses logró escaparse del ejercito, pero tuvo que escapar también de Eritrea.  Me explica que el gobierno obliga a “enrolarse” cuando se cumple los 18 años, pero muchos son forzados a entrar cuando todavía son menores de edad.  Tal vez por esto los papás de Efren tuvieron que decidir enviar a su hijo en un viaje así peligros para salvarlo del ejército, para salvarle la vida.
Cuando llegamos a Villaregia,  Frezgie ve a los jóvenes eritreos y llama por nombre a su sobrino: “¡Efren!”. No lo reconoce inmediatamente porque no lo ve desde que era pequeñito.  Ambos sonríen y se dan el saludo eritreo.  Contemplando la alegría de este encuentro he rezado por estos jóvenes que han escapado de su tierra para no tener que matar o ser matados.  No se que será de sus vidas aquí en un nuevo continente, pero doy gracias a Dios que la inmensa sonrisa de Efren no será apagada por la violencia de la guerra.  Espero que este pueblo sepa acogerlo, aceptarlo y ayudarlo a crecer con dignidad para que pueda continuar sonriendo.









Otros enlaces:
esp.
https://childrenandarmedconflict.un.org/es/efectos-del-conflicto/infracciones-mas-graves/ninos-soldados/
video https://www.youtube.com/watch?v=zj5Oui-ABr0

24. Soldati bambini

Il nostro amico Mohammed continua a costruire amicizia con i nostri giovani.  In tanto arrivano altri richiedenti asilo, sbarcati alcune ore prima a Lampedusa.  Questa volta accogliamo una famiglia siriana e alcuni giovani eritrei.  La famiglia è scappata dalla guerra ed è arrivata in Europa per salvare la vita di tutti, specialmente dei bambini. 
Gli tre Eritrei sono giovani.  “Efren” e “Filemon” hanno dichiarato che hanno 18 anni ma si vede subito che sono più giovani, si vede nei loro volti.  Hanno molta gioia e appena vedono un palla di pallavolo iniziano a giocare subito.  Il loro modo di salutarsi è molto simpatico:  si stringono la mano destra, la sinistra sulla schiena del compagno e si toccano le spalle 3 volte.  Uno di loro si mette in comunicazione con Frezgie, lo zio, che abita a Milano, e lui viene a visitare suo nipote per rassicurarsi che stia bene.  Prendo lo zio alla stazione di Rovigo e nel viaggio verso Villaregia mi racconta la sua storia. 
Lui ha 30 anni ed è arrivato in Italia cinque fa.  La situazione in Eritrea è molto dura.  Dopo la dichiarazione di indipendenza (1993), “nel tentativo di mantenere il controllo sul paese, il governo ha intensificatogli arresti di chiunque si opponga o semplicemente critichi le decisioni presidenziali.”    Anche Frezgie ha sofferto questo autoritarismo.  Quando era in Eritrea lo avevano obbligato ad entrare nelle forze armate.  Dopo due mesi è scappato dall’esercito, e quindi ha dovuto anche uscire dall’Eritrea.  Mi spiega che il governo obbliga ad entrare nell’esercito quando i giovani hanno 18 anni, ma tanti sono obbligati ad entrarvi quando sono ancora minorenni. Forse per questo i genitori di suo nipote hanno scelto di inviare il figlio in un viaggio così pericoloso, per salvarlo dall’esercito, per salvargli la vita.
Purtroppo i bambini soldati sono una realtà in diverse nazioni del mondo. Secondo l’Unicef: “Si stima che 250.000 bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi, e le ragazze, in particolare, sono costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell'infanzia. 
Oltre un miliardo di bambini vivono in 42 paesi colpiti, tra il 2002 e oggi, da violenti conflitti. Ma l'impatto dei conflitti armati sui bambini è difficile da stimare a causa della mancanza di informazioni affidabili e aggiornate. 
Si stima siano 14,2 milioni i rifugiati in tutto il mondo, di cui il 41 % di età inferiore a 18 anni. E sono 24,5 milioni gli sfollati a causa dei conflitti, di cui il 36 % sono minorenni. Non ci sono dati attendibili sul numero dei bambini associati a forze armate, ma oltre 100.000 bambini sono stati smobilitati e reintegrati dal 1998”  
Quando arriviamo a Villaregia Frezgie guarda i giovani eritrei e chiama suo nipote per nome: “ Efren!”.  Non lo riconosce immediatamente perché non lo vede da quando era piccolo.  Ambedue sorridono e si fanno il saluto eritreo.  Contemplando la gioia di questo incontro, ho pregato per questi giovani che sono scapati dalla loro terra per non essere costretti a uccidere o essere uccisi.  Non so che sarà delle loro vite in questo nuovo continente, ma ringrazio Dio perché il sorriso grande e contagioso di Efren non sarà spento dalla violenza della guerra.  Spero che questo popolo sappia accoglierlo, accettarlo e aiutarlo a crescere con dignità così che possa continuare a sorridere.
Guarda questo video: https://www.youtube.com/watch?v=zj5Oui-ABr0


24. Child soldiers

Our friend Mohammed continues to increase his friendship with our young people, meanwhile other
refugees arrived that had disembarked several hours ago in the Italian island of Lampedusa. This
 time we received a Syrian family and some young people from Eritrea. The Syrian family has escaped from the war and has arrived in Europe in order to save their lives, specially of their children.
The three Eritreans, on their part, are very young.  “Efren” and “Filemon” declared that they were 18 years old, but one notes immediately that they are younger, it is seen in their faces. They were happy and when they saw a volleyball they began to play enthusiastically. Their manner of greeting is very friendly: they grasp the right hand, while the left hand pulls the other forward and they “hit” their shoulders three times.
Efren called his uncle, Frezgie, who lives in Milan and he came to visit his nephew to insure himself he was ok.  I picked up the uncle at the railway station and on the road back to Villregia, he told me his story. He is 30 years old and arrived in Italia five years ago. The conditions in Eritrea were very difficult. After the thier declaration of independence in 1933, the government trying to maintain order, had initiated  (link) harsh repressive measures. Frezgie also, had suffered under this authoritarianism. When he was still in his native Eritrea they had forced him to enter into the army. After two months he managed to escape the army, but it was also necessary to escape from Eritrea. He explained that the government obligated  everyone at age 18 to “sign up” but many were forced to enter when they were still adolescents. Perhaps this was the reason that his nephew’s parents were forced to decide to sent their son on such a perilous voyage in order to save their son from the army and in order to save his life.
When we arrived at Villaregia, Frezgie saw the Eritrean youngsters and called the name of his nephew: “Efren”. (He didn’t recognize him right away as he hadn’t seen him since he was small). Both smiled and gave each other the Eritrean greeting. Seeing the joy of this meeting, I have prayed for these children who
 have escaped from thier homeland in order not to kill or be killed. I don’t know what lies ahead in their lives on a new continent, but I give thanks to God that the enormous smile of Efren will not be extinguished by the violence of war. I hope that the people here knows to take them, accept them and help them grow in dignity so they can continue smiling.