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martes, 29 de diciembre de 2015

46. Santos Inocentes - Santi Innocenti Martiri



 Los Santos Inocentes de hoy

El 28 de diciembre recordamos el martirio de “los Santos Inocentes”, los niños asesinados por Herodes.  Todos nos escandalizamos cuando leemos que este gobernante mandó a matar a tantos niños inocentes con tal de preservar su poder*. ¿Cómo es posible que haya cometido una atrocidad de ese tipo? Tal vez nos preguntamos:  ¿Quién fue capaz de obedecer una orden así de inhumana?  ¿Cómo es posible que la gente lo permitiera? 

Han pasado más de 2,000 años y parece que nos hemos olvidado del pasado, o que no tengamos el valor de reflexionar con criticidad sobre lo que está ocurriendo en el mundo hoy, porque la historia lamentablemente se está repitiendo...

En el 2015, más de 700 niños han muerto tratando de atraversar el Mar Mediterráneo para llegar a Europa. 
Tal vez dentro de algunos años serán las generaciones futuras a preguntarse ¿Cómo es posible que la gente lo permitiera? 
No permanezcamos indiferentes, no seamos complices de la muerte de tantos migrantes. Qué se eleve nuestro llanto ante Dios por estas vidas y que se eleven nuestras voces antes los oídos de nuestros gobernantes y legisladores para renovar las leyes internacionales sobre la migración, y para construir un mundo más justo para todos.
Ningún humano es clandestino, todos hemos nacido en el mismo planeta y tenemos la misma dignidad.

*("Entonces Herodes, al ver que había sido burlado por los magos, se enfureció terriblemente y envió a matar a todos los niños de Belén y de toda su comarca, de dos años para abajo, según el tiempo que había precisado por los magos.
Entonces se cumplió el oráculo del profeta Jeremías:
Un clamor se ha oído en Ramá, mucho llanto y lamento: es Raquel que llora a sus hijos, y no quiere consolarse, porque ya no existen. Mateo 2, 16-18)
**La idea de este blog la tomé de un artículo de Camilo Ripamonti en italiano:  http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/CHI-OGGI-ERODE-.aspx

I Santi Innocenti di oggi

Il 28 dicembre si ricordano i Santi Innocenti Martiri, i bambini uccisi da Erode.*  Tutti ci scandalizziamo quando leggiamo che questo governante ordinò uccidere tantissimi bambini innocenti, cercando ostinatamente di rimanere nel potere. Come è possibile che abbia portato avanti quest’atrocità?  Magari ci chiediamo: Chi è stato capace di obbedire un ordine così disumano?  Come è possibile che la gente lo abbia permesso?
Sono passati più da 2,000 anni e sembra che ci siamo dimenticati dal passato, o al meno che non abbiamo il coraggio di riflettere con criticità su quello che sta accadendo nel mondo di oggi, perché la storia, purtroppo, si sta ripetendo...
Nel 2015, più di 700 bambini sono morti cercando di attraversare il Mare Mediterraneo per arrivare nell’Europa. Magari fra alcuni anni, le prossime generazioni se chiederanno: Come è possibile che la gente lo abbia permesso?
Non rimaniamo indifferenti, non siamo complici dalla morti di tanti migranti.  Che il nostro pianto se innalzi a Dio per queste vite, e che le nostri voci si innalzino fino alle orecchie dei nostri governanti e legislatori per rinnovare le leggi internazionali sulla migrazione, e per costruire un mondo più giusto per tutti.
Nessun umano è clandestino, tutti siamo nati nello stesso pianeta e abbiamo la stessa dignità.

*“Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.  Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più .” (Matteo 2, 16-18)





domingo, 1 de noviembre de 2015

45. ¿Quién es el misionero? - Chi è il missionario?


Durante el mes misionero he reflexionado mucho sobre la pregunta: ¿Quién es el misionero? Tantas veces le he explicado a los niños quién es el misionero.  Cuando me presento digo que soy un misionero, por lo tanto me identifico con esta realidad. Mi vida, mi existir deben ser coherentes al significado de esta palabra.  Entonces, como puedes comprender, mi búsqueda no es un mero esfuerzo intelectual, sino un peregrinaje interior para comprender quien soy, quien estoy llamado a ser.  Comparto mi reflexión, pequeña y simple, escrita un poco velozmente, pero al mismo tiempo síntesis a mis 35 años de vida.

Para mí el misionero es..., o mejor aún, para mí ser misionero significa ser una persona normal que tiene una “misión” normal... anunciar a cada persona: “Tú tienes una misión”.  Puede sonar un poco “estúpido” o superficial, pero en esta afirmación hay una verdad muy profunda.  Tú, sí tú que estás leyendo esto, tú tienes una misión.  Tu vida no es una casualidad.  Existes por un motivo grande y bello, más hermoso de lo que logras a intuir ahora.  Tú tienes un valor inmenso.  Tu valor no viene de lo que posees, o de tu trabajo, de lo que compras o de tu apariencia, de cuan famoso eres o de cuantos amigos tienes en facebook.  “Vales” porque existes.  Tú no eres un número, tu esistencia tiene sentido, tú eres único.  Tú tienes una dignidad en ti mismo, y ninguno te puede quitar esta identidad profunda.  Tu esistencia, mi esistencia, la esistencia de cada persona es un don recibido gratuitamente. ¿Qué hemos hecho para merecer este regalo?  Nada.  Ha sido un regalo de amor.  Un don que tiene una gran potencialidad.  La vida que has recibido como don la puedes compartir, para donar vida a los demás.  Y esta buena noticia me empuja a acercarme a cada persona para recordarle, no tanto con palabras, sino con gestos concretos, que es digno de amor, que su vida tiene sentido, que es importante.  Qué bella una vida “gastada” para alcanzar cada hombre y cada mujer, para que ninguno se sienta excluido, descartado u olvidado.  Me encuentre donde me encuentre, haga el trabajo o el servicio que haga... soy misionero. No es una cosa que “hago” es una cosa que “soy”.

*Me gustaría saber, para ti qué significa ser misionero?  Puedes añadir como comentario tu definición o tu reflexión.


Chi è il missionario? 


Durante il mese missionario ho riflettuto molto sulla domanda: Chi è il missionario?
Tante volte ho spiegato, sopratutto ai bambini, chi è il missionario.  Quando mi presento dico che sono missionario, quindi mi identifico con questa realtà, la mia vita, il mio agire deve essere congruo al significato di questa parola.  Come puoi capire, quindi, la mia non è una mera ricerca intellettuale, è un pellegrinaggio interiore per capire chi sono, chi sono chiamato ad essere. Condivido la mia riflessione, piccola e semplice, scritta un po’ velocemente, ma allo stesso tempo sintesi ai miei 35 anni di vita.

Per me il missionario è... o meglio ancora, per me essere missionario significa essere una persona normale che ha una “missione” normale... annunciare ad ogni persona: “Tu hai una missione”.  Suona un po’ “stupido” o superficiale, ma in questa affermazione c’è una verità molto profonda.  Tu, sì tu che stai leggendo questo, tu hai una missione.  La tua vita non è un caso.  Tu esisti per un motivo grande e bello, più bello di quello che riesci ad intuire adesso.  Tu hai un grande valore.  Il tuo valore non viene da quello che possiedi, o del tuo lavoro, da quello che consumi o dalla tua apparenza, da quanto famoso sei o da quanti amici hai su facebook.  Hai un valor perché esisti. Tu non sei un numero, la tua esistenza ha senso, tu sei unico.  Tu hai una dignità in te stesso, e nessuno ti può togliere quella tua identità profonda. La tua esistenza, la mia esistenza, la esistenza di ogni persona è un dono ricevuto gratuitamente.  Cosa abbiamo fato per meritare questo dono? Niente.  È stato un regalo di amore.  Un regalo che ha una immensa potenzialità.  La vita che hai ricevuto come dono, la puoi condividere, per donare vita ad altri.  E questa buona notizia mi spinge ad avvicinarmi ad ogni persona per ricordarli non tanto con parole, ma sopratutto con i gesti, che è amabile, che la sua vita ha senso, che è importante.  Che bella una vita spessa per raggiungere ogni uomo ed ogni donna, così che nessuno se senta escluso, scartato o non degno di amore.  Mi trovi dove mi trovi, faccia il compito o il servizio che faccia... sono missionario.  Non è una cosa che “faccio” è una cosa che “sono”. 

*Sarei contento di sapere chi è il missionario per te.  Aggiungi nel commento la tua definizione o riflessione. 


#misionero #amor #missionario #TuHaiUnaMissione #TuTienesUnaMision




lunes, 5 de octubre de 2015

44. “Breccia nel cuore” - "Brecha en el corazón"

(abajo está en español) 

Un’esperienza che fa “breccia nel cuore”

Federica, una delle giovani che ha partecipato nel Cantiere di Solidarietà insieme ai richiedenti asilo politico accolti dalla CMV e accompagnati dal Progetto di Accoglienza della Diocesi di Chioggia “Intrecciati” ci condivide la sua esperienza:






“Posso dire che il mio obiettivo personale è stato soddisfatto. La mia intenzione era di tornare sapendo di più e con una sensibilità piú profonda sul tema dell’immigrazione in Italia. Ho conosciuto persone con cui ho intenzione di mantenere contatti e oltre ai miei obiettivi iniziali ho avuto la possibilità di riflettere sulla mia spiritualità e mettere in discussione la visione del mondo di questi ultimi anni spesi all’estero. In più ho potuto riflettere sul mio futuro e sulle scelte di vita da intraprendere come essere umano. Insomma… tante tante cose tutte molto importanti.. che rielaborerò e che influenzeranno davvero la mia vita."

Grazie Federica perché la tua testimonianza ci ricorda che l’incontro con il diverso, con lo straniero,  ci aiuta ad entrare in profondità con noi stessi e a scoprire la nostra identità, riconoscendo il dono che è la vita guardiamo al futuro con occhi nuovi, con un senso ritrovato che dona coraggio per vivere con intensità.  Questa è davvero una lezione di vita che non si impara nei libri, ma che si deve sperimentare in carne e ossa. Auguro che tante persone, soprattutto i giovani possano fare questa esperienza.  Le porte della Comunità Missionaria di Villaregia sono sempre aperte per fare esperienza di conoscenza e vicinanza ai nostri fratelli migranti. 
Accogliamo anche gruppi parrocchiali, gruppi di scuole, gruppi del catechismo (anche con i genitori).

Contattaci:
Seguici su Facebook: Intrecciati Progetto Rifugiati Chioggia
P. Jose Mariano - cell 346.503.8220 - mail: josemarianoromaguera@gmail.com
Sr. Lina Manzo - cell 366.153.7996 - mail: lina.cmv@gmail.com
Elena Favaretto - cell 3392891653

E-mail Progetto: progetto.rifugiati@caritaschioggia.it


"Una experiencia que abre brecha en el corazón"


Federica es una de las jóvenes que ha participado en el “Cantiere di Solidarietà” (Actividad de servicio durante el verano) junto a los migrantes que están pidiendo asilo político.  Durante una semana ella se ha unido al servicio de acogida que como CMV ofrecemos en nuestra casa a 10 personas y que junto al Proyecto de Acogida y Hospitalidad de la Caritas de  la Diócesis de Chioggia: “Intrecciati”, ofrecemos a 200 migrantes presentes en diversas estructuras de acogida en el territorio.  Federica nos comparte su experiencia:

“Puedo decir que mi objetivo personal ha sido satisfecho.  Mi deseo era de regresar a casa conociendo más y con una sensibilidad más profunda sobre el tema de la inmigración en Italia.  He conoscido personas con las cuales tengo la intención de mantener contactos y además de mis objetivos iniciales, he tenido la posibilidad de reflexionar sobre mi espiritualidad y cuestionar la visión del mundo que durante estos último años me había creado.  Además, he podido reflexionar sobre mi futuro e sobre las elecciones de vida que debo afrontar como ser humano. En fin... tantas, tantas cosas todas muy importantes... que reelaboreró e che influencierán mi vida profundamente.”

Gracias Federica porque tu testimonio nos recuerda que el cuentro con el diverso, con el extranjero, nos ayuda a entrar en profundidad de nosotros mismos y a descubrir nuestra identidad.  Reconociendo el don que es la vida miramos al futuro con ojos nuevos, con un sentido redescubierto que nos dona valor para vivir con intensidad.  Esta es verdaderamente una lección de vida que no se aprende en los libros, sino que se debe experimentar personalmente.  Deseo que tantas personas, sobre todo los jóvenes puedan hacer este tipo de experiencia.  Las puertas de la Comunidad Misionera de Villaregia están siempre abiertas para vivir  experiencias de contacto personal con nuestros hermanos migrantes.

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#intrecciati #accoglienza #integrazione #caritas #CantierediSolidarietà #Villaregia #dignità #estate, 

jueves, 24 de septiembre de 2015

43. "Persone" - "Personas"

(Abajo está en español)

"Vedere Persone aldilà dei numeri"

Daniela una delle giovane che ha partecipato alla settimana di Cantiere di Solidarietà di prossimità e condivisione con giovani rifugiati ci racconta la sua esperienza di incontro con “Persone” con le quali ha costruito una bella fraternità:

“Una cosa che mi ha colpito profondamente e che sicuramente mi porto a casa, anche per donare qualcosa di questa esperienza a chi parlo, è stato visitare le diverse realtà dei centri d'accoglienza; vedere qualcosa di così distante da ciò che conoscevo mi ha decisamente aperto gli occhi, permettendomi di avere una visione più completa, oggettiva e veritiera rispetto alla mia precedente. 
  
A questo hanno contribuito molto anche gli incontri di formazione che mi hanno offerto ancora di più una migliore chiave di lettura, utile e direi fondamentale per l'esperienza e altrettanto utile per inglobare questa realtà nella nostra società. L'incontro, le attività fatte insieme e le amicizie costruite con i ragazzi di "Betania" (nome del Centro di accoglienza dove sono ospitati 10 persone a Villaregia) sono sicuramente ciò che mi porto più dentro. Il vedere Persone aldilà dei numeri e dei soliti fatti di cronaca ti dà una sensazione personalmente parecchio inspiegabile; leggi la loro storia dietro alle loro parole, ai loro silenzi, ai loro gesti e al loro bisogno oggettivo e umano di affetto; la loro storia diventa in qualche modo anche la tua e non puoi più tirarti fuori; molte volte ti senti inerme, quasi spiazzato dalla loro forza e il tuo non poter far nulla si trasforma in un desiderio di donare affetto, gioia e attenzioni. Così anche l'incontro tra due culture così diverse come quella europea e quella africana diventava un momento unico e speciale nel quale anche loro si sentivano parte di una comunità e avevano l'opportunità di "insegnarti" a loro volta qualcosa in un clima di vera fraternità.”

*Il cantiere di solidarietà è una esperienza estiva per giovani del Triveneto.  Quest’anno si sono portati avanti tre cantieri organizzati dalla Caritas del NORD-EST: uno in Georgia, un’altro in Bosnia e questo Cantiere di Solidarietà e vicinanza ai rifugiati portato avanti dalla Caritas di Chioggia presso la Comunità Missionaria Villaregia.      



"Ver Personas más allá de los números"

Daniela nos cuenta como la experiencia de una semana de “Cantiere di Solidarietà” (Campamento de Verano de Voluntariado) vivida en Villaregia junto a los refugiados le permitió encontrar “Personas” con las cuales ha construido una bonita fraternidad:

"El ver Personas más allá de los números y de las noticias del periódico te da una sensación inexplicable;  lees su historia más allá de lo que dicen con las palabras, de sus silencios, de sus gestos y de su necesidad objetiva e humana de afecto; su historia se transforma en cierto modo en la tuya y no puedes permanecer al margen; muchas veces te sientes impotente,... por no poder hacer nada. Esto se transforma en un deseo de donar afecto, gozo y atención.  Así, el encuentro entre dos culturas así diferentes como la europea y la africana se vuelve un momento único y especial en el cual también ellos se sentían parte de una comunidad y tenían la oportunidad de “enseñarte” algo en un clima de verdadera fraternidad. ”

in#intrecciati #accoglienza #integrazione #caritas #CantierediSolidarietà #Villaregia #dignità #estate, #intrecciaticmv, 


miércoles, 9 de septiembre de 2015

42. Sonrisa - Sorriso

El día de mi cumpleaños recibí un regalo inesperado...



Fui a celebrar la Misa al convento de las Hermanas Clarisas en el pueblito de Porto Viro.  Era la primera vez que entraba en su Iglesia, y la fiesta de Santa Clara era la ocasión perfecta.  Inicia la Misa y cuando llego al altar miro hacia adelante y me quedo sorprendido por un rostro sonriente que me mira atentamente.
Durante toda la Celebración ha tenido sus ojos fijos sobre mí.  Esta imagen de Jesús Resucitado me ayudó a recordar como la mirada de Dios está fija sobre cada uno de nostros, no como la mirada de un juez que está atento para castigar el primer error, sino como la de un Papá Bueno que te sonríe con ternura para animarte,  como la del amigo fiel que está contigo en las buenas y en las malas.  Todo el día estuve cantando aquella hermosa canción que tantas veces escuchaba en la Misa en la Catedral de Mayagüez o en la Inmaculada: “Tú has venido a la orilla”,
¿Te acuerdas?:  “Señor, me has mirado a los ojos, sonriendo has dicho mi nombre, en la arena he dejado mi barca, junto a ti buscaré otro mar”.  
¡Déjate mirar y amar por Jesús!  
¡Qué pases un hermoso día!



Il giorno del mio compleanno ho ricevuto uno dono inaspettato...

Il giorno del mio compleanno ho ricevuto un dono inaspettato. Sono andato a concelebrare la Messa nel convento delle Suore Clarisse a Porto Viro.  È stata la prima volta che entravo lì, e la festa di Santa Chiara era l’occasione perfetta.  Quando sono arrivato all'altare e ho guardato davanti son rimasto stupito da un volto sorridente che mi guardava attentamente.  Durante tutta la Messa ha avuto i suoi occhi fissi su di me.  Questa immagine di Gesù Risorto mi ha aiutato a ricordare come lo sguardo di Dio è fisso su ciascuno di noi, non come quello di un giudice attento per punire il primo sbaglio, ma quello di un Papà Buono che ti sorride con tenerezza per incoraggiarti, come quello dell’amico fedele che è con te nei momenti di difficoltà. Tutto il giorno ho cantato una bella canzone che da piccolo cantavamo in chiesa: “Tú has venido a la orilla” che tradotta in italiano, più meno direbbe così: “Signore, mi hai guardato negli occhi, sorridendo hai detto il mio nome, sulla spiaggia ho lasciato la mia barca, insieme a te cerco un altro mare.”
“Lasciati guardare e amare da Gesù!”  Buona giornata!

sábado, 29 de agosto de 2015

41. La Parola è luce per il pellegrinaggio - La Palabra es luz para el camino - The Word of God is Light for the pilgrimage


 La Parola è luce per il pellegrinaggio!

In questo tempo abbiamo fatto delle piccole celebrazioni liturgiche nelle chiese vicine ai centri di accoglienza per consegnare la Bibbia in inglese ai richiedenti asilo politico presenti nella nostra diocesi di Chioggia. In un clima di preghiera e di ascolto le 35 sorelle e fratelli cristiani e cattolici provenienti dalla Nigeria e dal Ghana hanno ricevuto questo dono.
 
Mi è colpito molto la loro gioia per avere la Buona Notizia. Con bei sorrisi hanno ringraziato Dio per il dono della sua Parola, perché nel leggere la Bibbia trovano sollievo, conforto, fortezza, infine, luce per il pellegrinaggio della vita. Hanno ringraziato anche alle persone chi ci hanno dato delle offerte economiche per far possibile questo dono. Grazie a tutte le persone di Italia e Portorico che ci hanno aiutato a poter consegnare la Bibbia in inglese ai richiedenti asilo politico presenti nella diocesi di Chioggia.  Grazie perché anche voi vi siete “Intrecciati”. (cf. blog 39).

Nelle ultime settimane sono arrivati anche altri rifugiati cristiani nel nostro territorio. Ancora una volta ho sentito la loro richiesta: “We need the Bible” (“Abbiamo bisogno della Bibbia”).  Il Dio dell’Amore vuole parlare a ciascuno dei sui figli! Aiutaci a condividere la Parola di Dio con loro.








La Palabra es luz para el camino”

En este tiempo hemos organizado pequeñas celebraciones litúrgicas en las Iglesias cercanas a los centros de acogida para entregar la Biblia en inglés a los refugiados presentes en nuestra diócesis de Chioggia.  En un clima de oración y de escucha los 35 hermanos cristianos y católicos de Nigeria y Ghana han recibido este don.

Me ha impactado mucho la alegría que experimentaban por tener la Buena Noticia. Con una bonita sonrisa han agradecido a Dios por el don de su Palabra, porque leyendo la Biblia encuentran consuelo, Fortaleza, luz para continuar el peregrinaje de la vida.  Han agradecido también a las personas de Italia y Puerto Rico que nos han ayudado a realizar esta iniciativa.  Gracias porque también ustedes se han “Entrelazado” (cf. blog 39)

En las últimas semanas han llegado otros refugiados cristianos a nuestro territorio. Una vez más he escuchado su petición: “We need the Bible” (“Necesitamos la Biblia”).  ¡El Dios del Amor desea hablarle a cada uno de sus hijos!  Ayúdanos a compartir la Palabra de Dios con ellos.








"The Word of God is Light for the pilgrimage"

Thanks to all the friends from Puerto Rico and Italy that have helped us share the Word of God with the christian refugees present in our diocese of Chioggia, Italy.  In a moment of prayer we have given the Bible in english for 35 people from Nigeria and Ghana.  I was amazed by the happiness that they experiences when they received the "Good News".
In the last couple of weeks even more refugees have arrived, and once again they have told me: "We need the Bible".  The God of Love wants to speak to all of his children Help us share the Word of God with them.

miércoles, 26 de agosto de 2015

40. Juventus vs. Barcelona

(abajo está en español) 

"Un po' più fratelli"

Non è la finale dalla Champions League, è una delle partite del Torneo di Calcio che abbiamo organizzato trai i rifugiati dei 6 centri di accoglienza presenti nella diocesi di Chioggia. 
I giovani ospitati a Loreo, Chioggia, Sottomarina, Porto Viro, Sant’Anna e Villaregia hanno scelto il nome della loro squadra, erano 10 in totale. Durante 2 settimane hanno giocato a Villaregia e alla Navicella, Sottomarina.  La finale è stata il 31 luglio, dopo la quale abbiamo fatto la premiazione, nella quale ogni squadra ha ricevuto come dono la loro foto come ricordo;  4°, 3° e 2° posto hanno vinto una palla e 1° ha vinto delle medaglie. L’attività è conclusa con cena e festa con musica delle diverse nazioni di provenienza.  È stato bello vedere la nostra casa “invasa” da più di un centinaio di rifugiati ed altri amici che sono venuti per fare tifo e fare famiglia insieme.

Francesco ha condiviso l’esperienza vissuta:
“ L’esperienza come arbitro al torneo di calcio è stata senza dubbio una bella occasione per vivere dei momenti di prossimità con i ragazzi accolti nelle strutture della diocesi, attraverso il linguaggio dello sport, che sa unire in maniera eccezionale al di là delle barriere. Gli incontri si sono disputati in un clima di profondo rispetto, pur nell’agonismo che condisce naturalmente questo genere di eventi. Le squadre si sono combattute lealmente, dando luogo a delle sfide serrate, ma sostanzialmente corrette. Gli aspetti positivi sono stati molteplici, in particolare ne vorrei sottolineare un paio. Innanzitutto, i ragazzi hanno affrontato il torneo seriamente, dai primi agli ultimi, rispettandone le regole, ed accettando con molto spirito sportivo le vittorie e le sconfitte. Va da sé che lo sport insegna ad accettare senza drammi né esaltazioni anche i risultati della propria vita “reale”, che possono arrivare o no nonostante l’impegno profuso, ma forse nel caso dei nostri ragazzi vale anche il concetto contrario, ovvero le sfide della vita hanno insegnato loro come affrontare lo sport. Inoltre, mi sembra si sia vissuto molto il concetto di squadra: ho visto gli sforzi di organizzazione delle varie squadre, che hanno provato a unirsi per superare le difficoltà, mentre gli individualismi, così generalmente cari al calcio africano, hanno trovato poco spazio, anche per via degli spazi stretti che prevede il calcio a 8, che non permettevano ai giocatori più dotati fisicamente e atleticamente di esibire uno strapotere; al contrario, per le squadre che sono arrivate in fondo, sono state fondamentali la compattezza di squadra e l’intelligenza calcistica, valori che anche in questo caso possono essere traslati facilmente agli aspetti della vita quotidiana e professionale. Alla fine del torneo ho visto felici sia i ragazzi che hanno giocato che gli operatori e i volontari che hanno lavorato: un chiaro segno che iniziative come questa vanno verso la giusta direzione, aiutano la conoscenza e ci fanno sentire tutti un po’ più fratelli.”

 Ringraziamo gli arbitri, gli autisti, chi ha segnato il campo, in somma, tutti i volontari che hanno fatto possibile questa esperienza di divertimento, amicizia e integrazione.

Guarda l’articolo e le foto sul sito della cmv:





"Un poco más hermanos"

No es la final de la “Champions League”, es uno de los partidos del Torneo de fútbol que hemos organizado entre los refugiados de los 6 centros de acogida presentes en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia.  Los jóvenes se han organizado en 10 equipos, eligiendo su nombre, entre los cuales Juventus y Barcelona.  Durante 2 semanas han jugado hasta que se llegó a la final el 31 de julio.  Luego del partido se hicieron las premiaciones, en la que cada equipo recibió como regalo su foto; el 4°, 3° y 2° lugar han ganado una pelota de fútbol y el primer lugar las medallas.  La actividad concluyó con cena y fiesta con la música de los diferentes países de origen.  Ha sido bello ver nuestra casa “invadida” de más de 100 refugiados y otros amigos que se hicieron presentes para ver el partido y “hacer familia” junto a estos hermanos.

Francesco, quien nos ayudó como arbitro nos comparte: "Al final del torneo he visto contentos a los jóvenes que han jugado, a los organizadores y a los voluntarios: un signo claro de como iniciativas como esta van en la dirección correcta, ayudan a  y nos hacen sentir a todos un poco más hermanos." 

Agradecemos a todos los voluntarios que hicieron posible esta experiencia de diversión, amistad e integración.

Para ver más fotos:

jueves, 13 de agosto de 2015

39. Intrecciati! - Entrelazados

(sotto è in italiano) 

#Entrelazados
Cuando nuestros hermanos migrantes desembarcan en costas italianas les colocan una pulsera con un número. (En mi blog #2 explico la historia de un joven eritreo que al llegar a nuestra casa se arrancó esta pulsera como quien dice: “yo no soy un número, yo soy una persona”.) 





Hace unos meses atrás, Marielena una volontaria enseñó a nuestros hermanos africanos a hacer pulseras. Ellos aprendieron a hacerlas con entusiasmo y rápidamente y con gran creatividad crearon nuevos estilos, de modo que cada pulsera es única.  



Así como los colores diferentes se entrelazan, así deseamos nosotros “entrelazarnos” (que es lo que significa “intrecciati” en italiano) con estos hermanos de diversas razas, idiomas y creencias, para juntos formar algo bello.  Por eso llevamos con orgullo estas pulseras, no sólo porque con el aporte económico se ayuda a llevar adelante el Proyecto de Acogida y a los migrantes directamente, sino porque es un signo de solidaridad: “Yo amo a los refugiados, amo a cada persona”.  Al ponerme esta pulsera estoy diciendo: “Nadie es un número... todos somos hermanos”. Gracias a tantas personas que se están entrelazando con nosotros.



 #Intrecciati !
Quando i nostri fratelli migranti sono sbarcati nelle coste italiane gli hanno collocato un braccialetto di carta con un numero. (Nel blog #2 ho raccontato questa storia di un giovane eritreo che arrivando al nostro centro di accoglienza si strappò il braccialetto e lo buttò per terra come per dire: “io non sono un numero, io sono una persona”.) 

Alcuni mesi fa, Marielena, una delle volontarie del progetto, ha insegnato ai nostri fratelli africani a fare dei braccialetti.  Loro hanno imparato a farli e con grande entusiasmo e creatività hanno creato dei nuovi stili, in modo che ogni braccialetto è unico.  Così come i diversi colori si intrecciano, anche noi vogliamo “intrecciarci” con questi fratelli di diverse razze, lingue e credenze, così insieme possiamo fare qualcosa di bello. (Di fatto “Intrecciati” è il nuovo slogan del progetto, se non fai parte ancora, ti diciamo “Intrecciati!”come imperativo, se già lo sei, siamo già “intrecciati”!)  


Per quello ci mettiamo con gioia questi braccialetti, non solo perché con l’offerta libera si può portare avanti il Progetto di Accoglienza e aiutare direttamente anche i migranti che gli hanno fatti, ma perché è un segno di solidarietà: “Io amo i rifugiati, io amo ogni persona”.  Portando questo braccialetto sto dicendo: “Nessuno è un numero… tutti siamo fratelli”. Grazie a tante persone che si stanno intrecciando con noi.  Intrecciati anche tu!




sábado, 8 de agosto de 2015

38. Un grande miracolo a Medjugorje - Un gran milagro en Medjugorje


Un grande miracolo a Medjugorje!

Insieme ad alcuni giovanissimi del Gruppo Missionario della nostra comunità e ad altre persone siamo andati in pellegrinaggio al Festival dei Giovani, celebrato dal 1 al 6 agosto 2015 a Medjugorje.*

Un giorno siamo andati a visitare Suor Cornelia per conoscere il servizio che insieme a tanti altri fa per aiutare i più poveri della Bosnia Erzegovina, terra che ancora soffre le conseguenze degli anni di guerra.  Mentre parlava c’era un giovane adulto vicino a me, in fondo alla sala,  che alzava la mano per prendere la parola.  Quando è arrivato mi sono reso conto che lui aveva una condizione che non gli permetteva di camminare naturalmente, con grande sforzo  era entrato e aveva preso posto.  Sua sorella, un po’ vergognata gli abbassava la mano.  Con grande insistenza, ogni paio di minuti lui rialzava la mano, fino a che la suora si è resa conto e gli ha dato la parola.  Ad alta voce ha detto “è da anni che chiedo al Signore il miracolo di poter camminare normalmente, ho pregato con grande fiducia, ma ancora niente” ha detto un po’ scoraggiato ma allo stesso tempo con la speranza di trovare un consiglio e un aiuto da parte di questa suora. 

In quel momento mi sono commosso profondamente perché ho capito che: “La sua preghiera è il mio miracolo”.  Lui pregava per ricevere il miracolo di poter camminare, e noi presenti lì, penso che eravamo più o meno 300, avevamo già ricevuto quel miracolo fin da sempre ma lo davamo per scontato.  Aprire gli occhi e camminare normalmente è una cosa scontata per ciascuno di noi, ma per lui svegliarsi un giorno e poter camminare sarebbe il miracolo più grande che gli porterebbe una grande gioia. 

Subito dopo l’incontro abbiamo celebrato la messa. Guardavo quel giovane e come pregava con devozione. Durante il Padre nostro, quando dicevamo “dacci oggi il nostro pane quotidiano” ho iniziato a piangere. Ho capito che Gesù ci ha insegnato a pregare chiedendo le cose quotidiane come il pane, non il grande miracolo di guarigione.  Mi sono reso conto che tante volte prego per quello che non ho e desidero, ma  che poche volte mi rendo conto di tutto quello che ho, che ho ricevuto, dal cibo, alla capacità di camminare o di vedere o parlare.  Ho già ricevuto tanti miracoli, grazie Signore.  


*Lo slogan di questo Incontro Internazionale di Preghiera dei Giovani è stato: “Pace a voi!”.  C’erano migliaia di persone di tanti nazione del mondo venute per pregare e trovare la gioia e la pace in Gesù attraverso l’esperienza di preghiera del rosario, adorazione eucaristica, ascolto di testimonianze, la confessione, la santa messa, ecc. 


¡Un grande milagro en Medjugorje!

Acabo de regresar de Medjugorje, donde junto al Grupo Misionero de Adolescentes de nuestra comunidad y otras personas hemos ido en peregrinaje para participar del Festival de los Jóvenes celebrado del 1 al 6 de agosto de 2015.

Un día fuimos a visitar a Sor Cornelia para conocer el apostolado que realiza para ayudar a los más pobres de Bosnia Herzegovina, tierra que todavía sufre las consecuencias de tantos años de guerra. Mientras hablaba, había un joven adulto cerca de mí, al fondo del salón, que levantaba la mano con el deseo de hablar. Unos minutos antes, cuando había llegado me di cuenta que tenía una condición que no le permitía caminar normalmente, por lo que había hecho gran dificultad para entrar y acomodarse.  Su hermana, un poco avergonzada le bajaba la mano.  Con gran insistencia, cada par de minutos volvía a levantar la mano, hasta que la hermana se dio cuenta y le dio la posibilidad de hablar.  En voz alta dijo: “desde hace años le pido al Señor el milagro de poder caminar normalmente, he rezado con gran confianza, pero hasta ahora nada”.  Su tono de voz mostraba una mezcla de emociones: desánimo ante un pedido no respondido, pero a la misma vez, la esperanza  de recibir un consejo o una ayuda de parte de la consagrada.

En aquel momento me he conmovido profundamente porque he comprendido que: “Su oración era mi milagro”. El rezaba para recibir el milagro de poder caminar, y todos los demás presentes allí, cerca de 300 personas, habíamos ya recibido ese milagro desde siempre, pero lo dábamos por descontado.  Abrir los ojos y caminar es una cosa que cada uno de nosotros damos por hecho, pero para él despertarse un día y poder caminar sería el milagro más grande y le traería inmensa alegría.

Luego del testimonio de la hermana, hemos celebrado allí mismo la misa. Contemplaba el joven y cómo rezaba con devoción.  Durante el Padre Nuestro, cuando decíamos “danos hoy nuestro pan de cada día” empezé a llorar.  Comprendí que Jesús nos ha enseñado a rezar pidiendo las cosas cotidianas como el pan, no el gran milagro de una sanación.  Me di cuenta que tantas veces rezo por lo que no tengo y deseo, pero pocas veces me doy cuenta de todo lo que tengo, de lo que ya he recibido, desde el pan a la capacidad de caminar, mirar o hablar.   Ya he recibido tantos milagros, gracias Señor.

*El lema de este Encuentro Internacional de Oración de Jóvenes era: “La paz esté con ustedes”.  Miles de jóvenes de diversos países del mundo se hicieron presentes para rezar y encontrar el gozo y la paz en Jesús a través de la experiencia del rezo del rosario, la adoración eucarística, escucha de los testimonios de varios jóvenes, la confesión, la Santa Misa, etc.


viernes, 17 de julio de 2015

37. Ramadam


Felicidades a todos los hermanos musulmanes por la fiesta de Ramadán.  Hoy uno de los jóvenes musulmanes que estamos acogiendo me dijo...

Auguri a tutti i fratelli musulmani per il Ramadam. Pace per tutti.  Oggi uno dei giovani musulmani che stiamo accogliendo mi ha detto...

Congratulations to all muslims brothers for the Ramadam. Peace to all the world.  Today one of the muslim youth we are welcoming told me...

Bonn fête dé Ramadan a tout. Paix dans le monde 


Hoy nos acercamos a los musulmanes que estamos acogiendo para felicitarles por la conclusión del Ramadán.  Uno de ellos, muy agradecido y con una sonrisa muy bonita me dijo en inglés "Today I have prayed for the whole world, so that everybody  can be blessed and live in peace." (Hoy he rezado por todo el mundo, para que cada persona sea bendecida y viva en paz)

Oggi ci siamo avvicinati agli mussulmani che stiamo accogliendo per farli gli auguri per la conclusione di Ramadam.  Uno di loro, ringraziando e con un bel sorriso mi rispose in inglese: "Today I have prayed for the whole world, so that everybody  can be blessed and live in peace." (Oggi ho pregato per tutto il mondo, così che tutte le persone possono essere benedette e possano vivere in pace).

Today, the day of the conclusion of Ramadam, we went to congratulate the muslims that are in our welcoming center. One of them, grateful and with a big smile told me:   "Today I have prayed for the whole world, so that everybody  can be blessed and live in peace."

martes, 14 de julio de 2015

36. Re-enviado - Ri-inviato



























(sotto è in italiano)

Re-enviado

Luego de este tiempo de visitar mi familia y mi tierra he partido nuevamente...

He recargado baterías contemplando las bellezas de la creación: los mogotes, la playa, los flamboyanes, el canto del coquí...
He renovado la comunión compartiendo con familiares y amigos, recordando experiencias del pasado y “poniéndonos al día”.
He recuperado alguna librita comiendo arroz con habichuelas, frituras, mofongo, tembleque, etc.


He renovado mi envío misionero.  En enero 2008 fui enviado hacia el Perú y en la Misa de Envío (véase la foto) se me colocó esta cruz.  Hoy al ponérmela, como hago cada mañana, me siento reenviado por mi pueblo y por mi gente.

Gracias Señor por este tiempo junto a mi familia y a mi “familia extendida”.  Gracias por el afecto, las oraciones y la amistad que nos une más allá de la distancia.


Ri-inviato

Dopo questo tempo di visita in famiglia nella mia terra, Portorico, sono tornato in Italia.

In questo tempo ho “ricaricato batterie” contemplando le bellezze della creazione: le montagne, le spiagge, gli alberi, il canto del coquí...
Ho rinnovato la comunione condividendo con famigliari ed amici, ricordando esperienze del passato e raccontandoci il cammino percorso in questi anni.
Ho anche ripreso qualche kilo, mangiando i cibi tipici portoricani: “arroz con habichuelas, frituras, mofongo, tembleque”, ecc.

Ho rinnovato il mio invio missionario.  La foto sopra e di Gennaio 2008 sono stato inviato verso la nostra missione in Lima, Perú e nella Messa di Invio mi hanno consegnato questa croce.  Oggi, mettendomela, come faccio ogni mattina, mi sento “ri-inviato” per il mio popolo e la mia gente.

Grazie Signore per questo tempo insieme alla mia famiglia e alla mia “famiglia allargata”.  Grazie per l’affetto, le preghiere, l’amicizia che ci unisci al di là delle distanze. 

miércoles, 1 de julio de 2015

martes, 2 de junio de 2015

34. Perché?


Y me pregunto… ¿¿¿¿porque yo puedo viajar en avión y ellos se ven obligados a viajar en un botecito????                                       E mi chiedo... perché io posso viaggiare in aereo e loro sono costretti a viaggiare in barcone????

(sotto é in italiano)

¿Porqué?

Escribo estas líneas en el avión entre Venecia y Filadelfia.  Luego de 3 años fuera de mi tierra natal regreso para visitar mi familia.  Son 9 horas de viaje, por lo tanto, tengo tiempo para pensar y escribir. Miro alrededor e inicio a reflexionar.  Tengo una silla cómoda, hasta la televisión “touch screen”, puedo elegir entre cientos de películas, música, etc. Tengo la pequeña “mesita” para apoyarme y escribir ahora.  Tengo hasta la lámpara personal, así no molesto a la persona que está a mi lado.  Y pienso en el viaje que hacen miles de personas para migrar hacia otras tierras, pienso en Chukwuka, Ibrahim, Wisdom, Abdulay, Cosmos, Sylvester...


Alguno ha estado dos semanas para atraversar el desierto del #Sahara con poquísima agua. Alguno ha sido encarcelado injustamente en Libia.  Con un miedo inmenso, entre disparos, han entrado en las barcas, haciendo un viaje de varios días sin comer y viendo compañeros de viaje morir…
Y me pregunto… ¿¿¿¿porque yo puedo viajar en avión y ellos se ven obligados a viajar en un botecito????

La respuesta más simple sería decir que ellos son pobres.  Es cierto que alguno de ellos viene de países #pobres, de pueblitos donde no hay agua potable o electricidad…, pero en fin han debido pagar aún más que yo para poder viajar. 
Y entonces…, ¿porque no han un tomado un avión también ellos?  Habría sido más económico y mucho más seguro.
¿¿Por qué??
Porque para tomar un avión te piden tu pasaporte.  Yo nací en Puerto Rico y tengo la ciudadanía y el pasaporte de los Estados Unidos.  Ellos han nacido en Nigeria, Ghana, Siria, Eritrea, Senegal, Togo, Costa de Marfil, Gambia, Mali...
"Would you like some ice cream?" ("¿Desea usted un helado?"), me pregunta la aeromoza con una sonrisa, interrumpiendo lo que estoy escribiendo.
La indignación interior aumenta.
Porqué yo aquí, hasta con el helado y una sonrisa y ellos arriesgando la vida y recibiendo palizas.
¿¿Pero qué mundo es este??
¿Qué nos pasa?
¿Soy yo más importante que Kelvin, Masoud, Sidibe, Baris, Osman, Abdurahman, Samb, Selou...?
¿Valgo más porque he nacido en un país y no en otro?
¿Por qué yo puedo viajar tranquilamente y ellos tienen que viajar con gran angustia?
¿Quién somos “nosotros” del así llamado “Primer mundo” para decirles a “ellos” del así llamado “tercer mundo” que no pueden entrar en una tierra?
¡¡No hay tres mundos!!
¡¡¡Vivimos en el mismo planeta y tenemos la misma dignidad!!!
¿Por qué desperdiciamos millones para construir muros y “custodiar” las fronteras para que “ellos” no entren?

¿Por qué?


Perché?
Scrivo queste righe nell'aereo tra Venezia e Philadelphia.  Dopo 3 anni fuori la mia terra di origine, torno per visitare la mia famiglia.  Ci sono 9 ore di viaggio, quindi, ne ho del tempo per pensare e scrivere.  Guardo a torno e inizio a riflettere. Ho un posto comodo, ho anche la TV "touch screen", posso scegliere tra centinaia di film, musica, ecc.  Ho il tavolino per appoggiarmi e scrivere adesso.  Ho anche la lampadina personale così non disturbo la giovane accanto a me. E penso nel viaggio che fanno miglia di persone per migrare ad altre terre, penso a Chukwuka, Ibrahim, Wisdom, Abdulay, Cosmos, Sylvester...
Qualcuno si é messo 2 settimane per attraversare il deserto del Sahara con pochissima acqua.  Qualcun altro é stato in prigione in Libia,  Con immensa paura, tra gli spari, sono entrati nei barconi dove sono stati giorni senza mangiare, vedendo compagni di viaggio morire...

E mi chiedo.... perché io posso viaggiare in aereo e loro sono costretti a viaggiare in barcone????

La risposta più semplice sarebbe dire che loro sono poveri.  E certo che qualcuno vieni da paesi poveri, dai villaggi dove non c'è acqua potabile o elettricità..., ma alla fine loro hanno dovuto pagare anche più da me per viaggiare.

Allora..., perché non hanno presso anche loro un aereo?  Sarebbe stato piú economico e molto piú sicuro.
Perché???
Perché  per prendere l'aereo ti chiedono il tuo passaporto.  Io sono nato in Puerto Rico e ho la cittadinanza, e quindi anche il passaporto Stato Unitense.  Loro sono nati in Nigeria, Ghana, Siria, Eritrea, Senegal, Togo, Costa D'Avorio, Gambia, Mali...

"Would you like some ice cream?" ("Vuoi un gelato?"), mi chiede la hostess con un sorriso, interrompendo quello che sto scrivendo.
L'indignazione interiore cresce.
Perché io qua, anche con il gelato e il sorriso e loro rischiando la vita e bastonati.
Ma che mondo é questo??
Stiamo scherzando??
Sono io più importante che Kelvin, Masoud, Sidibe, Baris, Osman, Abdurahman, Samb, Selou...?
Valgo di più perché sono nato in una nazione e non in un altra?
Ci sono nazione di Serie A e di Serie B o C?
Perché io posso viaggiare tranquillamente e loro con grande angoscia?
Chi siamo "noi" del così chiamato "Primo mondo" per dire "loro" del così chiamato "terzo mondo" che non possono entrare in una terra???
Non ci sono 3 mondi!!!!
Viviamo nello stesso #pianeta, abbiamo la stessa #dignità !!!
Perché sprechiamo milioni per costruire muri e "custodire" le frontiere perché "loro" non entrino???
Perché li facciamo aspettare un anno per ascoltare la loro storia e vedere se li riconosciamo un permesso di soggiorno??
Perché???

lunes, 27 de abril de 2015

33. "We need the Bible"

(sotto è in italiano)


"Necesitamos la Biblia"

En este tiempo estamos conociendo los refugiados que han llegado a los diversos centros de acogida que se  encuentran en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia, Italia.  Varios de ellos, sabiendo que somos misioneros nos han dicho: “I need the Bible” (“Necesito la Biblia”).  Debo confesar que su pedido me ha impactado.  Habría imaginado que me pedirían zapatos, una comida particular, etc., pero no, tantos nos han pedido la Biblia.  Así me han recordad como: “No sólo de pan vivirá el hombre, sino de la palabra que sale de la boca de Dios” (Mt 4,4).  Sin haberse puesto de acuerdo entre ellos, han coincidido en el mismo deseo... eh sí... todos tenemos un corazón “hambriento” de la Palabra.

Una buena cantidad de los hermanos africanos que están pidiendo asilo político son cristianos provenientes, en su mayoría de Nigeria y Ghana.  Ellos hablan inglés, por lo tanto, sin quitarle la importancia al italiano que están aprendiendo para insertarse en la sociedad, y sin quitar la participación en las respectivas parroquias o iglesias locales, estamos ofreciendo a ellos la posibilidad de rezar en un lenguaje conocido. (cf. blog 29 y 30) Algunos han pedido confesarse, otros, no bautizados todavía, han pedido dialogar.  Escuchando sus historias me he quedado sin palabras delante del sufrimiento y las injusticias que han sufrido.  Pero lo que más me ha impactado ha sido contemplar su fe tan sólida, su confianza en Dios.  Nuestros hermanos africanos han leído su historia personal como historia de fe, como peregrinaje en el cual se han sentido siempre acompañados por Dios.  Ahora desean continuar su “viaje”.  Ya han superado la pobreza y la violencia en sus tierras de orígen, han atraversado el desierto del Sahara, han sobrevivido la violencia en Libia, y el viaje en la barca... y ahora que están aquí, en esta nueva etapa nos piden... la Biblia.  No saben como sará su futuro.  No saben si la Comisión que escuchará sus historias les reconocerá como refugiados políticos, pero tienen una cosa muy clara: quieren tener la Palabra de Dios como luz que les guía en cada situación.  Es así que deseamos poder entregarle la Biblia en inglés a cada uno de estos hermanos.

Ayúdanos a ayudar a nuestros hermanos para que tengan la Biblia.... y reza por ellos y con ellos.  Juntos, en la oración todos somos peregrinos, todos estamos en esta tierra en camino...  Ninguno es “extracomunitario” (como algunos llaman a los extranjeros), somos todos hijos del mismo Padre, que con Su Palabra alimenta y anima a seguir adelante como hermanos.

(Hemos pedido a algunos de ellos que expresaran sus desos  a través de este pequeño video:  https://www.youtube.com/watch?v=aEAzgkp7CDg )

"Abbiamo bisogno della Bibbia"
In questo tempo conoscendo i rifugiati arrivati nei diversi centri di accoglienza nel territorio della nostra diocesi di Chioggia, circa 150, siamo stati interrogati dalla richiesta di vari:  “I need the Bible” (Ho bisogno della Bibbia).  Devo confessare che la loro richiesta mi ha colpito.  Avevo pensato che mi avessero chiesto tante altre cose: scarpe, un cibo particolare... ma non, tanti ci hanno chiesto la Bibbia.  E così come mi hanno ricordato che: “Non di solo pane vivrà l'uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. (Mt 4,4).  Senza mettersi d’accordo tra di loro hanno coinciso nello stesso desiderio, perché tutti abbiamo un cuore “affamato” dalla Parola.

Tanti dei richiedenti asilo politico arrivati in questi mesi sono cristiani, provenienti sopratutto dalla Nigeria e dal Ghana.  Loro parlano inglese, quindi, senza togliere l’importanza dell’italiano che stanno studiando, e la loro partecipazione nelle chiese locali, stiamo offrendo loro la possibilità di pregare nella loro lingua (cf. blog 29 e 30).  Alcuni hanno chiesto di poter confessarsi, qualcun altro di dialogare perché non è ancora battezzato. Ascoltando le loro storie sono rimasto senza parole davanti a così grandi sofferenze ed ingiustizie che hanno sofferto. Ma sono rimasto ancora più stupido contemplando la loro fede, la loro fiducia in Dio.  I nostri fratelli africani hanno letto la loro storia personale come storia di fede, come pellegrinaggio nel quale se sono sentiti sempre accompagnati da Dio.  Adesso vogliono continuare il loro “viaggio”.  Hanno già superato la povertà e la violenza nelle loro terre, hanno attraversato il deserto del Sahara, hanno sopravvissuto la violenza in Libia e il viaggio sul barcone... e adesso che sono qui, in questa nuova tappa ci chiedono... la Bibbia.  Non sanno come sarà il loro futuro.  Non sanno se la Commissione li riconoscerà come rifugiati politici, ma hanno una cosa molto chiara: vogliono avere la Parola di Dio come luce che li guida in ogni situazione.  E così che desideriamo poter consegnare la Bibbia in inglese ad ognuno di questi fratelli. 


Aiutaci ad aiutare i nostri fratelli ad avere la Bibbia... e perché no... vieni anche tu a pregare insieme loro, penso che, come me, ti renderai conto che tutti siamo pellegrini, tutti siamo in cammino su questa terra.  Nessuno è “extracomunitario”, siamo tutti figli dello stesso Padre, che con la Sua Parola ci alimenta e ci incoraggia ad andare avanti come fratelli.

(Abbiamo chiesto qualcuni di loro di esprimere i loro desideri in un piccolo video... clicca qui per guardarlo: https://www.youtube.com/watch?v=aEAzgkp7CDg )