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miércoles, 28 de enero de 2015

29. "Living water"


Rezando junto a nuestros hermanos refugiados he confirmado algo que había experimentado en el Perú: La oración de los pobres nos enseña a rezar.  Su fe...

Pregando con i nostri fratelli rifugiati h
o confermato quello che avevo sperimentato nel Perù: La preghiera dei poveri ci insegna a pregare.  La loro fede...


Del 18 al 25 de enero se ha celebrado la “Semana de oración por la unidad de los cristianos”. Junto a algunos jóvenes cristianos (algunos católicos y de otras iglesias cristianas) que están pidiendo ser reconocidos como refugiados, nos hemos encontrado para escuchar la Palabra de Dios y rezar juntos.

Hemos rezado en inglés, visto que los hermanos de Nigeria y Ghana la conocen.  Luego de haber leído el relato bíblico de la Samaritana (texto propuesto para acompañar la oración esta semana), hemos hablado de Jesús y de cómo se ponía en camino y dialogaba con un extranjero, en este caso, una mujer, de Samaria.  A ella y a cada uno de nosotros desea regalarnos su agua viva.

Me ha edificado el momento de oraciones espontáneas en el cual nuestros hermanos africanos han alabado y han agradecido a Dios por haber sobrevivido el difícil viaje atraversando el desierto del Sahara y el Mar Mediterráneo.  Con gran confianza han puesto todo en las manos de Dios: sus familiares, su petición de ser reconocidos como refugiados, la paz en Nigeria y en el mundo entero.

He confirmado algo que había experimentado en el Perú: La oración de los pobres nos enseña a rezar.  Su fe nos empuja a tener más confianza en Dios.  De ellos aprendemos a alabar a Dios en cada momento y circunstancia y a pedir con humildad “living water” (Su agua viva). 

29. "Aqua Viva"

Dal 18 al 25 di gennaio i cristiani nel mondo hanno celebrato la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”. Con alcuni giovani cristiani (cattolici e di altre chiese cristiane) richiedenti asilo politico nel territorio, ci siamo incontrati per ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme.

Abbiamo pregato in inglese, visto che è la lingua dei fratelli della Nigeria e del Ghana.  Dopo aver letto il racconto della  Samaritana (brano proposto per guidare la preghiera di questa settimana), abbiamo parlato di Gesù che si mette in cammino e dialoga con il diverso, in questo caso, la samaritana, per donare a ciascuno di noi acqua viva.

Sono rimasto edificato dal momento di preghiera spontanea nel quale i nostri fratelli africani hanno lodato e ringraziato il Signore per essere sopravvissuti all’attraversata del Sahara e del Mediterraneo. Con grande fiducia hanno messo tutto nelle mani di Dio: i loro familiari, la loro richiesta di asilo politico, la pace in Nigeria e in tutto il mondo.


Ho confermato quello che avevo sperimentato nel Perù: La preghiera dei poveri ci insegna a pregare.  La loro fede ci spinge ad avere più fiducia in Dio.  Da loro impariamo a lodare Dio in ogni momento e circostanza e a chiedere con umiltà “living water” (la Sua acqua viva).

miércoles, 21 de enero de 2015

28. "Un lugar especial..."

(sotto è in italiano)
“¡Queridos emigrantes y refugiados! Ustedes ocupan un lugar especial en el corazón de la Iglesia, y la ayudan a tener un corazón más grande para manifestar su maternidad con la entera familia humana. ¡No pierdan la confianza ni la esperanza!”

Estas son las palabras del Papa Francisco por la Jornada Mundial de los Migrantes y Refugiados que hemos celebrado el 18 de enero de 2015, junto a varios refugiados que se encuentran en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia, Italia.

Leyendo las palabras del Papa he recordado tantos hermanos refugiados que hemos conocido en estos meses.  Muchos de ellos no están con nosotros porque han continuado su camino hacia otras naciones, pero permanecen en nuestros corazones.  No son números, son amigos de camino.  Aún si con algunos hemos compartido sólo pocas horas juntos, la profundidad de los encuentros y de los diálogos nos han impactado intensamente.  Tantas veces no teníamos palabras ante sus dramas: una familia que escapaba de la guerra en Siria, los eritreos, entre ellos algunos menores de edad que huían del gobierno autoritario que les obligaba a entrar en el ejército, Mohammed, de Bangladesh, que era explotado en el trabajo, los cristianos perseguidos en la Nigeria... Su sufrimiento es nuestro sufrimiento.

Del miedo inicial, delante a un desconocido que habla un idioma diverso al nuestro, con un color de piel diferente hemos experimentado mutuamente que nuestra humanidad era una sola y que había algo en el otro que me “hablaba” de mis deseos, proyectos y sueños y me revelaba mi identidad más profunda.

Gracias a cada hermano refugiado que me ha ayudado a “ensanchar” mi corazón.

Y en tu corazón hay un lugar para ellos?


28. "Un posto speciale..."

“Cari migranti e rifugiati! Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso l’intera famiglia umana. Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza!”   

Queste sono le parole del Papa Francesco per la Giornata Mondiale dei Rifugiati che abbiamo celebrato ieri, 18 gennaio 2015, insieme a vari dei richiedenti asilo politico accolti nel territorio della nostra diocesi.

Leggendo le parole del Papa ho ricordato tanti fratelli rifugiati conosciuti in questi mesi.  Tanti di loro non sono più con noi, perché hanno continuato il loro percorso verso altre nazioni, ma sono rimasti nei nostri cuori.  Non sono numeri, sono amici di cammino.  Anche se con qualcuno abbiamo condiviso solo poche ore insieme, la profondità degli incontri e dei dialoghi ci ha colpito intensamente.  Tante volte non avevamo parole davanti ai loro drammi: una famiglia che scappava della guerra in Siria, gli eritrei, tra loro alcuni minorenne che fuggivano del governo autoritario e del essere costretti ad entrare nell’ esercito, Mohammed, dal Bangladesh che veniva sfruttato nel suo lavoro, i cristiani perseguitati dalla Nigeria...  La loro sofferenza è la nostra sofferenza. 

Dalla paura iniziale, davanti a uno sconosciuto che parla una lingua diversa alla nostra, con un colore di pelle differente, abbiamo sperimentato mutuamente che la nostra umanità era una sola e che c’era qualcosa nell’altro che parlava di me, dei miei desideri, progetti e sogni e mi rivelava la mia identità più profonda.  

Grazie a ogni fratello rifugiato che mi ha aiutato ad allargare le dimensioni del mio cuore.

E nel tuo cuore c’è posto per loro?

viernes, 9 de enero de 2015

#notinmyname


#noninmionome

Davanti alla violenza... preghiera e impegno per la pace.  Le immagini di questi giorni, sia nella Francia che nella Nigeria ci hanno colpiti tutti.  Condivido con voi non solo quello che penso ma quello che ho vissuto*: è possibile la pace ed è possibile pregare e costruirla insieme.  Appena alcuni giorni fa abbiamo vissuto la festa di capodanno nella nostra casa a Villaregia, e abbiamo invitato i quasi 100 richiedenti asilo politico della nostra diocesi di Chioggia.  Abbiamo, mangiato, pregato e anche ballato insieme.  Le diverse etnie e nazioni hanno presentato dei canti tipici.

Alcuni minuti prima di mezzanotte abbiamo pregato insieme chiedendo il dono della pace.  Dopo aver letto il discorso e la preghiera che Papa Francesco aveva proclamato nella sua visita in Terra Santa con rappresentanti di diverse religioni, due persone sono entrate con le candele accese. É stato un momento profondissimo: Cawsu, mussulmano del Gambia, e Lino, cristiano dall’ Italia, si sono messi uno davanti all’altro e a nome dei presenti hanno pregato.  Cawsu ha pregato la Fatiha al “Dio clemente e misericordioso”, come inizia il Sacro Corano, e Lino ha pregato il Padre Nostro.   Come fratelli, figli del unico Padre hanno alzato le candele e insieme hanno acceso la lampada della pace.  Un gesto semplice ma che dice tanto.  


Anche noi vogliamo rifiutare ogni tipo di violenza come stanno facendo tanti, includendo una campagna dei mussulmani britannici: #notinmyname (Non nel mio nome).  Come spiega Igiaba Scego, e stanno ripetendo tanti altri, le azioni di questi terroristi non esprimono i valori e la fede dei mussulmani.

*In questi mesi accogliendo dei rifugiati abbiamo conosciuto tanti musulmani che sono rispettosi e pacifisti.  Tanti dei blog che ho scritto raccontano delle esperienze di fraternità con loro.


#noenminombre


Ante la violencia... oración y compromiso por la paz.  Las imágenes de estos días, sea en Francia o en Nigiera (donde las fuerzas de Boko Haram han asesinado cerca de 2,000 personas) nos han impactado a todos.  Comparto con ustedes no solo lo que pienso, si no lo que he vivido*: la paz es posible. Es posible rezar y construir la paz juntos.



Hace apenas unos días hemos vivido la fiesta de despedida de año en nuestra casa de Villaregia y hemos invitado a los casi 100 refugiados que están siendo acogidos en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia mientras esperan ser escuchados  por una comisión para presentar su pedido de ser reconocidos como refugiados.  Entre ellos y otros amigos hemos comido, rezado y bailado juntos personas de 18 países diferentes.  Las diversas etnias y naciones han presentado cantos típicos.  

Algunos minutos antes de media noche hemos rezado juntos pidiendo el don de la paz.  Luego de haber leído el discurso y la oración que el Papa Francisco proclamó en su visita en Tierra Santa con representantes de otras religiones, dos personas entraron con velas encendidas.  Ha sido un momento muy profundo: Cawsu, musulmán de Gambia y Lino, cristiano de Italia, se colocaron uno delante al otro y a nombre de los presentes han rezado.  Cawsu ha rezado la Fatiha al “Dios clemente y misericordioso”, como empieza el Sagrado Corán, mientras Lino ha rezado el Padre Nuestro.  Como hermanos, hijos del énico Padre han elevado las velas y juntos han encendido la lámpara de la paz.  Un gesto simple pero que dice tanto.


*En estos meses acogiendo refugiados he conocido muchos musulmanes que han sido respetuosos, serviciales, pacíficos. Varios de los blogs anteriores cuentan estas experiencias de fraternidad.



viernes, 2 de enero de 2015

26. “Mis ojos han visto tu salvación”

José y María han llevado a Jesús al templo y Simeón, reconociendo la presencia de Dios mismo, se acercó, tomó entre las manos al niño y bendice a Dios dicendo: “...Mis ojos han visto la salvación...” (Lc 2, 22-35). También yo quiero bendecir a Dios por este año que concluye;  año durante el cual, como siempre, El ha estado cercano y ha sido fiel a sus promesas.  Justo en estos días estamos viviendo estos signos de “salvación” en la experiencia de “Aggiunti un posto a tavola” (Añade un puesto a la mesa). (cf. blog 25).  Decenas de familias y grupos parroquiales han abierto las puertas de sus casas y de sus corazones a nuestros hermanos refugiados.  Estos han sido encuentros de escucha profunda y de fraternidad universal.  Comparto el testimonio de una pareja que, junto a otros amigos, han invitado a almorzar a tres refugiados y a una de nuestras voluntarias:
“No hemos tenido todavía modo de reencontrarnos con todos, con alguno sí, y ya se ha podido comprender como, para nosotros, ese ha sido un momento importante que nos ha dejado gozo... inquietud..., y está haciendo nacer nuevos deseos de apertura (estamos hablando sobre esto con otras personas) ... ha sido sembrada una semilla!... No sabemos como crecerá, pero estamos seguros que no hemos vivido una emoción momentánea, sino un compartir de vida verdadera que nos ayuda a abrir la mente y el corazón.  De parte nuestra podemos decir solo un gran GRACIAS porque, al compartirnos sus experiencias, nos han mostrado una foto de nosotros que no nos gusta y que deseamos cambiar, porque la”clausura”, de la cual nos hablaban es todavía parte de nosotros.  Pero nos han hecho nacer el deseo de cambiarla, dándonos una nueva consciencia de nosotros mismos y por lo tanto una nueva responsabilidad.”

Contemplando este año y este último tiempo, nace del corazón una “bendición” a Dios, un agradecimiento porque se ha hecho uno conmigo y con la humanidad para traernos la salvación. Agradezco a Dios porque me abre los ojos y me permite darme cuenta de Su presencia que manifiesta en las cosas simples y pequeñas, como una semilla.  Tantas veces, distraídos de tantas cosas o porque estamos esperando ver grandes signos de salvación, no nos damos cuenta (empezando por mí) de cuán cerca está Dios y de como está acompañandonos en su proyecto de amor y redención.  El nos invita a colaborar, sembrando, siendo puentes de encuentros auténticos.  Hoy es una buena oportunidad para detenernos, para recordar el año que hemos vivido y darnos cuenta de como Dios “ha venido”.  Gon gozo, digamos gracias por el 2014 y gracias a cada hermano y amigo que ha sido parte de este año.  Pero digamos también: “Aquí estoy” ante el nuevo año que nos regala.  Buen 2015.

“I miei occhi han visto la tua salvezza”.
Giuseppe e Maria hanno portato Gesù al tempio e Simeone, riconoscendo la presenza di Dio stesso, si avvicinai, prese tra le braccia il bambino e benedisse Dio dicendo: “... I miei occhi han visto la tua salvezza...” (Lc 2, 22-35).   Anch’io voglio benedire Dio per quest’anno che finisce durante il quale, come sempre, è stato vicino ed è stato fedele alle sue promesse.  Proprio in questi giorni stiamo vedendo questi segni di “salvezza” nell’ esperienza di “Aggiungi un posto a tavola” (cf. blog. 25)  Decine di famiglie e gruppi hanno aperto le porte delle loro case e dei loro cuori ai nostri fratelli rifugiati.  Sono stati degli incontri di ascolto profondo e di fraternità universale.  Condivido la testimonianza di una coppia che, insieme ad altri amici, ha invitato a pranzo tre rifugiati e una nostra volontaria: 
“Non abbiamo avuto ancora modo di vederci tutti, ma con qualcuno sì, e  già si è potuto capire come per noi quello sia stato un momento importante che ha lasciato gioia... inquietudine..., e sta facendo nascere nuovi desideri di apertura ( ne stiamo parlando con altre persone )...  è stato gettato un seme!...Non sappiamo come crescerà, ma certo non abbiamo vissuto un'emozione momentanea, ma una condivisione di vita vera che ci aiuta ad aprire la mente e il cuore. Da parte nostra possiamo solo dirgli un grosso GRAZIE perché, nel condividere la loro esperienza,  ci hanno anche mostrato una fotografia di noi che non ci piace e che vorremmo cambiare, perché la chiusura, di cui hanno parlato, ci appartiene ancora tanto. Ma ci hanno anche fatto nascere il desiderio di cambiarla, dandoci "una nuova consapevolezza di noi stessi e dunque una nuova responsabilità".”

Guardando quest’anno e questo tempo, nasce dal cuore una benedizione a Dio, un ringraziamento perché si è avvicinato a me e al suo popolo per portare la salvezza.  Ringrazio Dio perché apre i miei occhi per farmi rendere conto della sua presenza che agisce nelle cose semplici e piccole, come un seme.  Tante volte, distratti da tante cose o perché stiamo aspettando di vedere grandi segni di salvezza, non ci rendiamo conto (e non mi rendo conto) di come Dio è vicino e sta portando avanti il suo progetto di amore e di redenzione.  E lui ci invita a dare una mano nel seminare, nell’essere ponti di incontri autentici.   Oggi è una buona occasione per fermarci, per ricordare l’anno vissuto e renderci conto di come Dio è venuto.  Con gioia diciamo grazie per il 2014 e a ogni amico che è stato parte di quest'anno.  Ma diciamo anche:  “Eccomi” davanti al nuovo anno che ci regala. Buon 2015.