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viernes, 9 de enero de 2015

#notinmyname


#noninmionome

Davanti alla violenza... preghiera e impegno per la pace.  Le immagini di questi giorni, sia nella Francia che nella Nigeria ci hanno colpiti tutti.  Condivido con voi non solo quello che penso ma quello che ho vissuto*: è possibile la pace ed è possibile pregare e costruirla insieme.  Appena alcuni giorni fa abbiamo vissuto la festa di capodanno nella nostra casa a Villaregia, e abbiamo invitato i quasi 100 richiedenti asilo politico della nostra diocesi di Chioggia.  Abbiamo, mangiato, pregato e anche ballato insieme.  Le diverse etnie e nazioni hanno presentato dei canti tipici.

Alcuni minuti prima di mezzanotte abbiamo pregato insieme chiedendo il dono della pace.  Dopo aver letto il discorso e la preghiera che Papa Francesco aveva proclamato nella sua visita in Terra Santa con rappresentanti di diverse religioni, due persone sono entrate con le candele accese. É stato un momento profondissimo: Cawsu, mussulmano del Gambia, e Lino, cristiano dall’ Italia, si sono messi uno davanti all’altro e a nome dei presenti hanno pregato.  Cawsu ha pregato la Fatiha al “Dio clemente e misericordioso”, come inizia il Sacro Corano, e Lino ha pregato il Padre Nostro.   Come fratelli, figli del unico Padre hanno alzato le candele e insieme hanno acceso la lampada della pace.  Un gesto semplice ma che dice tanto.  


Anche noi vogliamo rifiutare ogni tipo di violenza come stanno facendo tanti, includendo una campagna dei mussulmani britannici: #notinmyname (Non nel mio nome).  Come spiega Igiaba Scego, e stanno ripetendo tanti altri, le azioni di questi terroristi non esprimono i valori e la fede dei mussulmani.

*In questi mesi accogliendo dei rifugiati abbiamo conosciuto tanti musulmani che sono rispettosi e pacifisti.  Tanti dei blog che ho scritto raccontano delle esperienze di fraternità con loro.


#noenminombre


Ante la violencia... oración y compromiso por la paz.  Las imágenes de estos días, sea en Francia o en Nigiera (donde las fuerzas de Boko Haram han asesinado cerca de 2,000 personas) nos han impactado a todos.  Comparto con ustedes no solo lo que pienso, si no lo que he vivido*: la paz es posible. Es posible rezar y construir la paz juntos.



Hace apenas unos días hemos vivido la fiesta de despedida de año en nuestra casa de Villaregia y hemos invitado a los casi 100 refugiados que están siendo acogidos en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia mientras esperan ser escuchados  por una comisión para presentar su pedido de ser reconocidos como refugiados.  Entre ellos y otros amigos hemos comido, rezado y bailado juntos personas de 18 países diferentes.  Las diversas etnias y naciones han presentado cantos típicos.  

Algunos minutos antes de media noche hemos rezado juntos pidiendo el don de la paz.  Luego de haber leído el discurso y la oración que el Papa Francisco proclamó en su visita en Tierra Santa con representantes de otras religiones, dos personas entraron con velas encendidas.  Ha sido un momento muy profundo: Cawsu, musulmán de Gambia y Lino, cristiano de Italia, se colocaron uno delante al otro y a nombre de los presentes han rezado.  Cawsu ha rezado la Fatiha al “Dios clemente y misericordioso”, como empieza el Sagrado Corán, mientras Lino ha rezado el Padre Nuestro.  Como hermanos, hijos del énico Padre han elevado las velas y juntos han encendido la lámpara de la paz.  Un gesto simple pero que dice tanto.


*En estos meses acogiendo refugiados he conocido muchos musulmanes que han sido respetuosos, serviciales, pacíficos. Varios de los blogs anteriores cuentan estas experiencias de fraternidad.