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sábado, 29 de agosto de 2015

41. La Parola è luce per il pellegrinaggio - La Palabra es luz para el camino - The Word of God is Light for the pilgrimage


 La Parola è luce per il pellegrinaggio!

In questo tempo abbiamo fatto delle piccole celebrazioni liturgiche nelle chiese vicine ai centri di accoglienza per consegnare la Bibbia in inglese ai richiedenti asilo politico presenti nella nostra diocesi di Chioggia. In un clima di preghiera e di ascolto le 35 sorelle e fratelli cristiani e cattolici provenienti dalla Nigeria e dal Ghana hanno ricevuto questo dono.
 
Mi è colpito molto la loro gioia per avere la Buona Notizia. Con bei sorrisi hanno ringraziato Dio per il dono della sua Parola, perché nel leggere la Bibbia trovano sollievo, conforto, fortezza, infine, luce per il pellegrinaggio della vita. Hanno ringraziato anche alle persone chi ci hanno dato delle offerte economiche per far possibile questo dono. Grazie a tutte le persone di Italia e Portorico che ci hanno aiutato a poter consegnare la Bibbia in inglese ai richiedenti asilo politico presenti nella diocesi di Chioggia.  Grazie perché anche voi vi siete “Intrecciati”. (cf. blog 39).

Nelle ultime settimane sono arrivati anche altri rifugiati cristiani nel nostro territorio. Ancora una volta ho sentito la loro richiesta: “We need the Bible” (“Abbiamo bisogno della Bibbia”).  Il Dio dell’Amore vuole parlare a ciascuno dei sui figli! Aiutaci a condividere la Parola di Dio con loro.








La Palabra es luz para el camino”

En este tiempo hemos organizado pequeñas celebraciones litúrgicas en las Iglesias cercanas a los centros de acogida para entregar la Biblia en inglés a los refugiados presentes en nuestra diócesis de Chioggia.  En un clima de oración y de escucha los 35 hermanos cristianos y católicos de Nigeria y Ghana han recibido este don.

Me ha impactado mucho la alegría que experimentaban por tener la Buena Noticia. Con una bonita sonrisa han agradecido a Dios por el don de su Palabra, porque leyendo la Biblia encuentran consuelo, Fortaleza, luz para continuar el peregrinaje de la vida.  Han agradecido también a las personas de Italia y Puerto Rico que nos han ayudado a realizar esta iniciativa.  Gracias porque también ustedes se han “Entrelazado” (cf. blog 39)

En las últimas semanas han llegado otros refugiados cristianos a nuestro territorio. Una vez más he escuchado su petición: “We need the Bible” (“Necesitamos la Biblia”).  ¡El Dios del Amor desea hablarle a cada uno de sus hijos!  Ayúdanos a compartir la Palabra de Dios con ellos.








"The Word of God is Light for the pilgrimage"

Thanks to all the friends from Puerto Rico and Italy that have helped us share the Word of God with the christian refugees present in our diocese of Chioggia, Italy.  In a moment of prayer we have given the Bible in english for 35 people from Nigeria and Ghana.  I was amazed by the happiness that they experiences when they received the "Good News".
In the last couple of weeks even more refugees have arrived, and once again they have told me: "We need the Bible".  The God of Love wants to speak to all of his children Help us share the Word of God with them.

miércoles, 26 de agosto de 2015

40. Juventus vs. Barcelona

(abajo está en español) 

"Un po' più fratelli"

Non è la finale dalla Champions League, è una delle partite del Torneo di Calcio che abbiamo organizzato trai i rifugiati dei 6 centri di accoglienza presenti nella diocesi di Chioggia. 
I giovani ospitati a Loreo, Chioggia, Sottomarina, Porto Viro, Sant’Anna e Villaregia hanno scelto il nome della loro squadra, erano 10 in totale. Durante 2 settimane hanno giocato a Villaregia e alla Navicella, Sottomarina.  La finale è stata il 31 luglio, dopo la quale abbiamo fatto la premiazione, nella quale ogni squadra ha ricevuto come dono la loro foto come ricordo;  4°, 3° e 2° posto hanno vinto una palla e 1° ha vinto delle medaglie. L’attività è conclusa con cena e festa con musica delle diverse nazioni di provenienza.  È stato bello vedere la nostra casa “invasa” da più di un centinaio di rifugiati ed altri amici che sono venuti per fare tifo e fare famiglia insieme.

Francesco ha condiviso l’esperienza vissuta:
“ L’esperienza come arbitro al torneo di calcio è stata senza dubbio una bella occasione per vivere dei momenti di prossimità con i ragazzi accolti nelle strutture della diocesi, attraverso il linguaggio dello sport, che sa unire in maniera eccezionale al di là delle barriere. Gli incontri si sono disputati in un clima di profondo rispetto, pur nell’agonismo che condisce naturalmente questo genere di eventi. Le squadre si sono combattute lealmente, dando luogo a delle sfide serrate, ma sostanzialmente corrette. Gli aspetti positivi sono stati molteplici, in particolare ne vorrei sottolineare un paio. Innanzitutto, i ragazzi hanno affrontato il torneo seriamente, dai primi agli ultimi, rispettandone le regole, ed accettando con molto spirito sportivo le vittorie e le sconfitte. Va da sé che lo sport insegna ad accettare senza drammi né esaltazioni anche i risultati della propria vita “reale”, che possono arrivare o no nonostante l’impegno profuso, ma forse nel caso dei nostri ragazzi vale anche il concetto contrario, ovvero le sfide della vita hanno insegnato loro come affrontare lo sport. Inoltre, mi sembra si sia vissuto molto il concetto di squadra: ho visto gli sforzi di organizzazione delle varie squadre, che hanno provato a unirsi per superare le difficoltà, mentre gli individualismi, così generalmente cari al calcio africano, hanno trovato poco spazio, anche per via degli spazi stretti che prevede il calcio a 8, che non permettevano ai giocatori più dotati fisicamente e atleticamente di esibire uno strapotere; al contrario, per le squadre che sono arrivate in fondo, sono state fondamentali la compattezza di squadra e l’intelligenza calcistica, valori che anche in questo caso possono essere traslati facilmente agli aspetti della vita quotidiana e professionale. Alla fine del torneo ho visto felici sia i ragazzi che hanno giocato che gli operatori e i volontari che hanno lavorato: un chiaro segno che iniziative come questa vanno verso la giusta direzione, aiutano la conoscenza e ci fanno sentire tutti un po’ più fratelli.”

 Ringraziamo gli arbitri, gli autisti, chi ha segnato il campo, in somma, tutti i volontari che hanno fatto possibile questa esperienza di divertimento, amicizia e integrazione.

Guarda l’articolo e le foto sul sito della cmv:





"Un poco más hermanos"

No es la final de la “Champions League”, es uno de los partidos del Torneo de fútbol que hemos organizado entre los refugiados de los 6 centros de acogida presentes en el territorio de nuestra diócesis de Chioggia.  Los jóvenes se han organizado en 10 equipos, eligiendo su nombre, entre los cuales Juventus y Barcelona.  Durante 2 semanas han jugado hasta que se llegó a la final el 31 de julio.  Luego del partido se hicieron las premiaciones, en la que cada equipo recibió como regalo su foto; el 4°, 3° y 2° lugar han ganado una pelota de fútbol y el primer lugar las medallas.  La actividad concluyó con cena y fiesta con la música de los diferentes países de origen.  Ha sido bello ver nuestra casa “invadida” de más de 100 refugiados y otros amigos que se hicieron presentes para ver el partido y “hacer familia” junto a estos hermanos.

Francesco, quien nos ayudó como arbitro nos comparte: "Al final del torneo he visto contentos a los jóvenes que han jugado, a los organizadores y a los voluntarios: un signo claro de como iniciativas como esta van en la dirección correcta, ayudan a  y nos hacen sentir a todos un poco más hermanos." 

Agradecemos a todos los voluntarios que hicieron posible esta experiencia de diversión, amistad e integración.

Para ver más fotos:

jueves, 13 de agosto de 2015

39. Intrecciati! - Entrelazados

(sotto è in italiano) 

#Entrelazados
Cuando nuestros hermanos migrantes desembarcan en costas italianas les colocan una pulsera con un número. (En mi blog #2 explico la historia de un joven eritreo que al llegar a nuestra casa se arrancó esta pulsera como quien dice: “yo no soy un número, yo soy una persona”.) 





Hace unos meses atrás, Marielena una volontaria enseñó a nuestros hermanos africanos a hacer pulseras. Ellos aprendieron a hacerlas con entusiasmo y rápidamente y con gran creatividad crearon nuevos estilos, de modo que cada pulsera es única.  



Así como los colores diferentes se entrelazan, así deseamos nosotros “entrelazarnos” (que es lo que significa “intrecciati” en italiano) con estos hermanos de diversas razas, idiomas y creencias, para juntos formar algo bello.  Por eso llevamos con orgullo estas pulseras, no sólo porque con el aporte económico se ayuda a llevar adelante el Proyecto de Acogida y a los migrantes directamente, sino porque es un signo de solidaridad: “Yo amo a los refugiados, amo a cada persona”.  Al ponerme esta pulsera estoy diciendo: “Nadie es un número... todos somos hermanos”. Gracias a tantas personas que se están entrelazando con nosotros.



 #Intrecciati !
Quando i nostri fratelli migranti sono sbarcati nelle coste italiane gli hanno collocato un braccialetto di carta con un numero. (Nel blog #2 ho raccontato questa storia di un giovane eritreo che arrivando al nostro centro di accoglienza si strappò il braccialetto e lo buttò per terra come per dire: “io non sono un numero, io sono una persona”.) 

Alcuni mesi fa, Marielena, una delle volontarie del progetto, ha insegnato ai nostri fratelli africani a fare dei braccialetti.  Loro hanno imparato a farli e con grande entusiasmo e creatività hanno creato dei nuovi stili, in modo che ogni braccialetto è unico.  Così come i diversi colori si intrecciano, anche noi vogliamo “intrecciarci” con questi fratelli di diverse razze, lingue e credenze, così insieme possiamo fare qualcosa di bello. (Di fatto “Intrecciati” è il nuovo slogan del progetto, se non fai parte ancora, ti diciamo “Intrecciati!”come imperativo, se già lo sei, siamo già “intrecciati”!)  


Per quello ci mettiamo con gioia questi braccialetti, non solo perché con l’offerta libera si può portare avanti il Progetto di Accoglienza e aiutare direttamente anche i migranti che gli hanno fatti, ma perché è un segno di solidarietà: “Io amo i rifugiati, io amo ogni persona”.  Portando questo braccialetto sto dicendo: “Nessuno è un numero… tutti siamo fratelli”. Grazie a tante persone che si stanno intrecciando con noi.  Intrecciati anche tu!




sábado, 8 de agosto de 2015

38. Un grande miracolo a Medjugorje - Un gran milagro en Medjugorje


Un grande miracolo a Medjugorje!

Insieme ad alcuni giovanissimi del Gruppo Missionario della nostra comunità e ad altre persone siamo andati in pellegrinaggio al Festival dei Giovani, celebrato dal 1 al 6 agosto 2015 a Medjugorje.*

Un giorno siamo andati a visitare Suor Cornelia per conoscere il servizio che insieme a tanti altri fa per aiutare i più poveri della Bosnia Erzegovina, terra che ancora soffre le conseguenze degli anni di guerra.  Mentre parlava c’era un giovane adulto vicino a me, in fondo alla sala,  che alzava la mano per prendere la parola.  Quando è arrivato mi sono reso conto che lui aveva una condizione che non gli permetteva di camminare naturalmente, con grande sforzo  era entrato e aveva preso posto.  Sua sorella, un po’ vergognata gli abbassava la mano.  Con grande insistenza, ogni paio di minuti lui rialzava la mano, fino a che la suora si è resa conto e gli ha dato la parola.  Ad alta voce ha detto “è da anni che chiedo al Signore il miracolo di poter camminare normalmente, ho pregato con grande fiducia, ma ancora niente” ha detto un po’ scoraggiato ma allo stesso tempo con la speranza di trovare un consiglio e un aiuto da parte di questa suora. 

In quel momento mi sono commosso profondamente perché ho capito che: “La sua preghiera è il mio miracolo”.  Lui pregava per ricevere il miracolo di poter camminare, e noi presenti lì, penso che eravamo più o meno 300, avevamo già ricevuto quel miracolo fin da sempre ma lo davamo per scontato.  Aprire gli occhi e camminare normalmente è una cosa scontata per ciascuno di noi, ma per lui svegliarsi un giorno e poter camminare sarebbe il miracolo più grande che gli porterebbe una grande gioia. 

Subito dopo l’incontro abbiamo celebrato la messa. Guardavo quel giovane e come pregava con devozione. Durante il Padre nostro, quando dicevamo “dacci oggi il nostro pane quotidiano” ho iniziato a piangere. Ho capito che Gesù ci ha insegnato a pregare chiedendo le cose quotidiane come il pane, non il grande miracolo di guarigione.  Mi sono reso conto che tante volte prego per quello che non ho e desidero, ma  che poche volte mi rendo conto di tutto quello che ho, che ho ricevuto, dal cibo, alla capacità di camminare o di vedere o parlare.  Ho già ricevuto tanti miracoli, grazie Signore.  


*Lo slogan di questo Incontro Internazionale di Preghiera dei Giovani è stato: “Pace a voi!”.  C’erano migliaia di persone di tanti nazione del mondo venute per pregare e trovare la gioia e la pace in Gesù attraverso l’esperienza di preghiera del rosario, adorazione eucaristica, ascolto di testimonianze, la confessione, la santa messa, ecc. 


¡Un grande milagro en Medjugorje!

Acabo de regresar de Medjugorje, donde junto al Grupo Misionero de Adolescentes de nuestra comunidad y otras personas hemos ido en peregrinaje para participar del Festival de los Jóvenes celebrado del 1 al 6 de agosto de 2015.

Un día fuimos a visitar a Sor Cornelia para conocer el apostolado que realiza para ayudar a los más pobres de Bosnia Herzegovina, tierra que todavía sufre las consecuencias de tantos años de guerra. Mientras hablaba, había un joven adulto cerca de mí, al fondo del salón, que levantaba la mano con el deseo de hablar. Unos minutos antes, cuando había llegado me di cuenta que tenía una condición que no le permitía caminar normalmente, por lo que había hecho gran dificultad para entrar y acomodarse.  Su hermana, un poco avergonzada le bajaba la mano.  Con gran insistencia, cada par de minutos volvía a levantar la mano, hasta que la hermana se dio cuenta y le dio la posibilidad de hablar.  En voz alta dijo: “desde hace años le pido al Señor el milagro de poder caminar normalmente, he rezado con gran confianza, pero hasta ahora nada”.  Su tono de voz mostraba una mezcla de emociones: desánimo ante un pedido no respondido, pero a la misma vez, la esperanza  de recibir un consejo o una ayuda de parte de la consagrada.

En aquel momento me he conmovido profundamente porque he comprendido que: “Su oración era mi milagro”. El rezaba para recibir el milagro de poder caminar, y todos los demás presentes allí, cerca de 300 personas, habíamos ya recibido ese milagro desde siempre, pero lo dábamos por descontado.  Abrir los ojos y caminar es una cosa que cada uno de nosotros damos por hecho, pero para él despertarse un día y poder caminar sería el milagro más grande y le traería inmensa alegría.

Luego del testimonio de la hermana, hemos celebrado allí mismo la misa. Contemplaba el joven y cómo rezaba con devoción.  Durante el Padre Nuestro, cuando decíamos “danos hoy nuestro pan de cada día” empezé a llorar.  Comprendí que Jesús nos ha enseñado a rezar pidiendo las cosas cotidianas como el pan, no el gran milagro de una sanación.  Me di cuenta que tantas veces rezo por lo que no tengo y deseo, pero pocas veces me doy cuenta de todo lo que tengo, de lo que ya he recibido, desde el pan a la capacidad de caminar, mirar o hablar.   Ya he recibido tantos milagros, gracias Señor.

*El lema de este Encuentro Internacional de Oración de Jóvenes era: “La paz esté con ustedes”.  Miles de jóvenes de diversos países del mundo se hicieron presentes para rezar y encontrar el gozo y la paz en Jesús a través de la experiencia del rezo del rosario, la adoración eucarística, escucha de los testimonios de varios jóvenes, la confesión, la Santa Misa, etc.